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Sostenibilità, strategia, sinergia. Le tre “S” del modello di comunicazione e valorizzazione delle eccellenze territoriali dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna. Intervista al Presidente Davide Frascari

Sostenibilità, strategia, sinergia. Le tre “S” del modello di comunicazione e valorizzazione delle eccellenze territoriali dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna. Intervista al Presidente Davide Frascari
Vinitaly
15 marzo 2023
Vinitaly on Tour è andato alla volta dell’Emilia-Romagna, una regione vitivinicola storicamente impegnata sul fonte produttivo e attivissima nella valorizzazione delle proprie eccellenze. A Quest’anno l’Enoteca Regionale parteciperà a Vinitaly puntando sul massimo della sua espressione produttiva. Abbiamo parlato con Davide Frascari, agronomo e Presidente dell’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, realtà nata nel 1970 che ad oggi conta circa 240 soci distribuiti dal confine lombardo di Piacenza, fino all’area marittima della provincia di Rimini. La mission dell’Enoteca è promuovere e valorizzare il patrimonio vinicolo regionale. Dall’intervista è emerso un forte senso di responsabilità che il Presidente nutre nei confronti dell’Enoteca Regionale, il medesimo che riserva alle vigne dell’azienda di cui è custode. Una chiacchierata durante la quale abbiamo constatato quanto l’Italia sia lo stato più fortunato al mondo perché può parlare di sé attraverso concetti di bellezza. Quello che ancora manca è la forza nel comunicare i valori del Made in Italy, mentre il nostro errore più grande è darli per scontati. La parola a Davide Frascari, che crede nelle radici salde di una filiera economica il cui futuro è nelle nostre mani, nella nostra capacità di fare squadra e di valorizzare ciò che ci è stato tramandato e che abbiamo il dovere di preservare e comunicare. Quali sono le maggiori attività svolte dall’Enoteca? Enoteca svolge due principali attività. La prima è la gestione dei fondi OCM e dei 13 milioni circa di euro che vengono stanziati annualmente per la promozione del vino emiliano romagnolo, nell’ambito dei confini extra europei. Enoteca ha il compito di gestire e suddividere queste risorse economiche e di seguire le domande dei bandi, affiancando le imprese. La seconda grande attività prevede l’organizzazione degli eventi fieristici, tra cui Vinitaly è per noi il più importante al mondo, a cui parteciperemo con molte, importanti novità. Che strategie di comunicazione adottate per promuovere l’eccellenza della regione Emilia-Romagna all’estero? Ci siamo focalizzati sull’abbinamento cibo-vino, un tema molto sentito anche dalla Regione, con cui si crea sinergia. L’Emilia-Romagna è la regione italiana che vanta il maggior numero di prodotti certificati DOP e IGP in Europa. Abbiamo prodotti famosi in tutto il mondo come il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, solo per citare due tra i più famosi e amati. L’importanza di questo tema ci permette di creare la comunicazione del futuro, basata sulla sinergia con i consorzi dei prodotti alimentari. Un altro punto di forza del sistema vitivinicolo romagnolo è la grande varietà di prodotti che convivono, senza che vadano in competizione tra loro. Dalla Malvasia aromatica di Candia al Gutturnio di Piacenza, passando dalla Malvasia di Parma al Lambrusco di Reggio e Modena fino al Pignoletto dell’area centrale di Bologna, arrivando ai Sangiovesi e all’Albana, c’è una ricchezza delle biodiversità da consentire una comunicazione libera, specializzata su ogni prodotto, senza che entrino in conflitto tra loro e senza l’imbarazzo della scelta per il consumatore per l’operatore business. In occasione dell’edizione 2023 di Vinitaly abbiamo scelto di comunicare la nostra identità territoriale, attraverso l’inesauribile tema della Bellezza. All’ingresso del padiglione 1 verrà esposta una Ferrari F40, emblema della Motor Valley, il marchio di maggior importanza al mondo in grado, come nessun’altro brand, di legare a sé un prodotto di prestigio, dall’altissimo valore percepito. Un elemento di attrattiva soprattutto per l’estero. Saranno presenti cuochi di rilevanza internazionale e personalità della moda e del lusso di origini emiliane, che hanno saputo esportare, grazie al loro talento, le nostre peculiarità in tutto il mondo. Sarà presente il Consorzio del Parmigiano Reggiano che terrà masterclass di abbinamento tra le varie stagionature di Parmigiano e vini locali. Si tratta del miglior formaggio al mondo, il più sano e naturale. Inoltre, riusciremo a veicolare la comunicazione facendo sistema con la Regione e APT servizi (50% Emilia-Romagna e 49% Union Camere Emilia-Romagna). Intorno al vino, convergeranno i valori forti di un territorio. Infine, come Enoteca ci impegneremo a certificare le nostre aziende socie con la certificazione di sostenibilità del bilancio. Oggi è fondamentale avere questa certificazione per poter accedere a bandi pubblici, ma anche per fare comunicazione verso il consumatore. Ci sono molte cantine che stanno facendo progetti importanti che consentono che il ciclo produttivo della cantina sia ampiamente coperto da superfici di vegetazione, in grado di assorbire l’impatto dell’anidride carbonica. Temi a cui il consumatore è attento e che sono sinonimo della qualità del prodotto. Cosa cercano gli stranieri nel vostro territorio e quali sono i paesi che apprezzano maggiormente le eccellenze emiliano romagnole? Gli stranieri apprezzano la vivibilità della nostra regione e la qualità della vita che garantisce la permanenza in Emilia-Romagna, una regione che si sta impegnando molto sul tema della sostenibilità. I paesi che ci apprezzano di più sono la Germani in primis e in ambito extraeuropeo gli Stati Uniti registrano ancora numeri importanti. Il Giappone si sta consolidando come importantissimo interlocutore, e fra le novità il Messico registra un exploit di incremento delle vendite del vino. Ci incuriosisce il successo sul mercato messicano, un mercato dove non si può parlare di cultura del vino. Possiamo approfondire? È proprio la cultura della birra ad aver agevolato l’ingresso del Lambrusco su questo mercato negli ultimi due anni. Ad oggi, almeno tre importanti produttori di Lambrusco hanno registrato un incremento esponenziale di vendite in Messico, a prezzi che garantiscono una buona marginalità. Non si tratta delle punte di eccellenza, ma la qualità del prodotto esportato resta indiscussa. Il Lambrusco è un prodotto molto facile da abbinare alla cucina messicana ed è molto versatile: quando si parla di Lambrusco si parla di una famiglia di vini (chiaro, rosato, scuro, amabile…), non di un solo tipo. Inoltre, il basso tenore alcolico intorno ai 10.5% vol., quindi basso rispetto ad altri vini, completa l’insieme delle caratteristiche che fanno sì che il Lambrusco sia considerato il rappresentante del vino italiano nel mondo. In quei paesi che iniziano il consumo di vino italiano, il Lambrusco funge da testa di ariete per l’ingresso nel mercato, da traino importante per introdurre anche altre tipologie e i numeri parlano: il Lambrusco è esportato per oltre il 50% del suo volume. Quali sono gli altri paesi in cui il Lambrusco è presente e apprezzato? Dagli ultimi dati emerge che il Giappone presta molta attenzione al Lambrusco di qualità, valorizzandolo nelle sue migliori caratteristiche. Basti pensare che sul nostro territorio è conosciuto come un vino secco, nel resto del mondo il 90% del Lambrusco è amabile. Il Giappone è uno dei pochi paesi in cui invece viene esportato più Lambrusco secco che amabile. Questo è il motivo per cui c’è una fascia di segmento di mercato medio – alta del Lambrusco. In Giappone è molto richiesto anche il Sangiovese di qualità, facendo così conoscere anche il vino dell’area romagnola. La Cina è molto interessata ai vini fermi come il Sangiovese di Romagna. La Francia è stato il primo paese ad entrare in questo mercato con importanti Château produttori di grandi vini fermi e per questo l’approccio al mercato è più facile per la Romagna, privilegiata rispetto all’Emilia dei vini per la maggior parte frizzanti. Altri paesi orientali conoscono e apprezzano l’eccellenza dei vini emiliano-romagnoli? Gli importatori ci riferiscono che il sud est asiatico e le Filippine sono paesi che hanno investito moltissimo nell’export vinicolo italiano. C’è molta visione nell’insistere sul segmento medio alto del nostro vino. Il grande vantaggio dei vini di questa regione è il fatto che vini di segmento alto sono molto accessibili economicamente. L’aver mantenuto i prezzi su un livello popolare consente una beva di qualità. Secondo te stiamo comunicando correttamente in casa nostra, o ci stiamo preoccupando troppo dell’estero? Senza dubbio noi italiani stiamo dando per scontati i nostri cavalli di battaglia. Il Made in Italy nel mondo è apprezzato e valorizzato molto di più di quanto immaginiamo. Dovremmo fare più sinergia, comunicare con più forza e fare unione con l’intero sistema food perché l’italianità è un elemento di forza, sinonimo di storia e di qualità. Noi non la consideriamo perché è fisiologica e perché fa parte di noi. In realtà, all’estero vogliono questa consapevolezza da parte nostra. L’Emilia-Romagna è da sempre conosciuta come la regione italiana dell’accoglienza, del “bel vivere” e del cibo di eccellenza. Come si coniugano oggi qualità e sostenibilità? La sostenibilità è la condizione indispensabile per la vendita dei prodotti italiani, sia in Italia che nel mondo. Sappiamo che esistono diversi livelli di sostenibilità: quella ambientale, economica e sociale. Quella ambientale è ormai insita nella mentalità e nello stile di vita dei paesi del nord Europa come Svezia e Norvegia, Finlandia, dove ormai le pratiche di sostenibilità non fanno più notizia. In Canada la sostenibilità ambientale si è consolidata e c’è un’attenzione molto forte verso la sostenibilità economica, ma soprattutto per quella sociale. In Emilia-Romagna tutti e tre i livelli di sostenibilità hanno risposte positive: quella ambientale grazie a grandi aziende che operano in regime virtuoso di economia circolare di recupero degli scarti; quella economica perché il mondo del vino emiliano-romagnolo è legato al 50% alla cooperazione, un modus operandi che è nel DNA della regione: distribuire gli utili tra i soci è un esempio di sostenibilità perfetta all’interno di una filiera. La sostenibilità sociale funziona perché abitiamo un territorio che ha sempre prestato molta attenzione al lavoro, quindi alla sua qualità. Questa è una chance in più che avremo nei prossimi anni per affermarci nei mercati sopracitati. Tante piccole cantine stanno emergendo. In che modo queste realtà contribuiscono a creare il sistema affianco ai grandi gruppi? La forza della nostra regione risiede nell’integrazione tra i grandi gruppi cooperativi, in grado di affrontare i mercati esteri con determinazione, e i piccoli viticoltori custodi di territori. I gruppi cooperativi sono formati da migliaia di piccoli produttori con un’unità poderale media più bassa del piccolo viticoltore con cantina. Quando si parla di grandi gruppi si pensa a dei colossi monolitici. In realtà, nulla sarebbe possibile senza le migliaia di soci produttori con superficie media sotto i 2 ettari di vigneto. Vendere vino oggi significa vendere territori: è impossibile non abbinare il prodotto al luogo da cui proviene. Fino a pochi anni fa il vino era un alimento e lo dimostrano i consumi legati ad un ritmo di vita diverso rispetto ad oggi, perché il 30-40% della popolazione lavorava nei campi. Oggi il consumo è calato moltissimo: siamo passati dai 100 litri pro capite che si consumavano negli anni ‘70, a 30 litri pro capite. Un consumo di vino che si è ridotto a 1/3. Ciò che è aumentato è il valore del vino e questo è positivo perché significa che c’è una tendenza a cercare sempre di più un prodotto di qualità. I piccoli produttori hanno una sensibilità per il territorio che consente la valorizzazione dei luoghi attraverso il fenomeno dell’enoturismo che veicola visitatori da tutto il mondo. I turisti vengono da noi principalmente per i motori, ma mentre sono qui hanno la possibilità di visitare un territorio che si arricchisce della loro presenza, grazie all’accoglienza fatta da questi piccoli produttori vitivinicoli. Abbiamo registrato un incremento esponenziale dei pernottamenti degli agriturismi, soprattutto da parte dei turisti stranieri perché sanno di poter trovare di vita di qualità, esperienze nella natura che rappresenta l’Italia autentica. Il lavoro dei piccoli è fondamentale. Per Enoteca una delle missioni più importanti sarà infatti quella di mantenere all’interno dello stesso contenitore i grandi gruppi e i piccoli, un binomio vincente. Fierezza e amore per il territorio, ricerca di qualità e sinergia, trasmissione dei valori all’estero. Con queste premesse e con tante novità, l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna vi aspetta a Vinitaly 2023 dal 2 al 5 aprile, al Padiglione 1.

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