Piattaforme web, grande distribuzione, mercato bio: su questi canali ha puntato il gruppo ColleMassari per far fronte alla pandemia, pur nella consapevolezza che il tradizionale brindisi, con i calici che si alzano, è e resta insostituibile.
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ColleMassari è un’unica cantina che racchiude in sé tre tenute e tre denominazioni diverse: fondata nel 1998 nella zona di produzione del Montecucco, in Maremma, ha visto entrare nel gruppo nel 2002 Grattamacco, storico nome del bolgherese, il Bordeaux toscano, e nel 2011 ha acquisito anche Poggio di Sotto, non lontano da Montalcino, dove viene prodotto il Brunello.
A guidare ColleMassari dal 2016 è il direttore generale Giampiero Pazzaglia, già a capo del Consorzio del Brunello di Montalcino per tre anni, chiamato dalla famiglia Tipa-Bertarelli per dare un supporto alle aziende del gruppo. “Sono tutte realtà distinte, ma unite dalla toscanità e dal legame con il territorio”, spiega Pazzaglia. “Ciascuna ha un’attitudine diversa e richiede una propria promozione: Bolgheri compete con i mercati dei vini locali, ColleMassari, che è una nuova denominazione, necessita di più investimenti. Poi il brand del gruppo sostiene le singole aziende, anche perché i canali sono numerosi e lo spettro di azione è ampio: si va dalla GdO alle piattaforme online, dall’horeca ai collezionisti”.
Il gruppo toscano, che vanta 200 ettari di vigneti e 14 mila olivi, è stato una delle prime grandi aziende italiane a investire nel biologico, già all’inizio degli anni 2000. “Fino a cinque anni fa l’Italia non aveva una grande sensibilità sotto il profilo bio: il marchio era più importante del percorso del vino”, prosegue il direttore generale di ColleMassari. “Il mercato internazionale ha risposto meglio, soprattutto il Nord Europa e gli Stati Uniti, in particolare in California. Noi copriamo fasce di prezzo diverse, con vini da 12-15 euro ai 150-200 euro: per penetrare i grandi mercati e la GdO internazionale essere bio aiuta molto”.
Quando è scoppiata la pandemia, nel 2020, il gruppo ColleMassari era già presente su questi canali, sia nelle catene di supermercati sia sulle piattaforme online. “Ringraziamo di aver curato i rapporti in precedenza”, osserva Pazzaglia. “Nel settembre del 2020 è andata come nel settembre 2019, in novembre e dicembre abbiamo perso il 4,5 % rispetto al 2019, ma nel complesso non è andata male. Avevamo altri obiettivi, ma riuscire a pareggiare i numeri del 2019 è stato un buon risultato. Il consumo in casa non è quello che ci interessa. Ci interessano i rapporti sociali”.
Questo vale anche a livello di promozione. “Speravamo che Vinitaly slittasse solo di qualche mese, invece abbiamo dovuto mandare i campioni dei vini ai nostri clienti e parlare via Zoom dei nostri territori”, conclude il direttore di ColleMassari. “È stato un lavoro non semplice, perché è importante vedersi in faccia. Abbiamo perso un po’ di umanità, invece bisogna sbicchierare, sbattere il bicchiere”.