Andrea Faustini - Enologo, Responsabile Scientifico del Team Agronomico Cavit e del Progetto PICA racconta in esclusiva per Vinitaly il progetto PICA, la Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola che oggi rappresenta la più avanzata tecnologia in Italia per l’implementazione di una viticoltura di precisione, intelligente ed eco-sostenibile.
Ci raccontate PICA?
PICA per noi di Cavit è un motivo di orgoglio.
L’ambizioso progetto, costantemente implementato anno dopo anno, è stato avviato da Cavit nel 2010 per rispondere all’esigenza di una gestione completa del processo di produzione vitivinicola, dalla coltivazione delle uve sino alle ultime fasi della vinificazione, mettendo in comunicazione più strumenti software eterogenei fra loro e rendendoli compatibili con attività e consuetudini produttive consolidate.
Il sistema è complesso ma il suo funzionamento è semplice e immediato. La piattaforma informatica di PICA mette “in rete” i vigneti degli oltre 5.250 viticoltori delle undici cantine sociali di Cavit: “raccoglie” informazioni e “restituisce” indicazioni utili ai soci. Le informazioni provenienti dai software di gestione delle diverse cantine vengono integrati con quelli delle banche dati di interesse agrario (Carta dei Suoli del Trentino e Atlante meteo-climatico), consentendo agli agronomi la gestione cartografica avanzata dei dati vitivinicoli, oltre ad una consultazione dei modelli previsionali messi a disposizione da una rete di ricerca d'eccellenza.
In questo modo è facile sapere tutto di ogni vigneto, a partire dalla scelta del vitigno più adatto a ogni terreno e a ogni clima, e di conseguenza gestire il lavoro senza sprechi di risorse. Ad esempio, incrociando le caratteristiche del terreno con le previsioni metereologiche si può programmare al meglio l’irrigazione dei vigneti, calcolando i reali fabbisogni della pianta. Senza sprechi d’acqua.
Il progetto mi ha visto impegnato in prima persona ed è stato implementato in collaborazione con Fondazione Edmund Mach, Fondazione Bruno Kessler con il suo spin-off MPA Solutions e CNR di Firenze.
In che modo CAVIT mette in pratica la politica della sostenibilità?
Tra i progetti principali che continueranno a vederci coinvolti vi è l’impegno per la sostenibilità, di cui PICA, come precedentemente raccontato, rappresenta un esempio concreto.
Nel corso di più di settant’anni di attività, Cavit ha sviluppato un’expertise singolare in cui i valori della filiera si legano all’avanguardia tecnologica e alla ricerca scientifica per un approccio al vino che coniuga tradizione, innovazione e rispetto dell’ambiente.
In Trentino sostenibilità e tutela ambientale sono da tempo capisaldi della cultura locale; a maggior ragione quando la qualità del territorio è di vitale importanza questo senso di responsabilità diventa essenziale.
Come è possibile esaltare il terroir e la biodiversità in vigna riducendo l’impatto sull’ambiente?
Innanzitutto, scegliendo il vitigno e il portinnesto che meglio si adatta al tipo di suolo e alle condizioni climatiche che caratterizzano il terroir del vigneto. Un vitigno situato in un ambiente di coltivazione ottimale si trova in una situazione favorevole per il raggiungimento dell’equilibrio vegeto-produttivo e quindi meno esposto a stress idrici e termici.
Inoltre, in Trentino la viticoltura è di tipo tradizionale e le operazioni colturali come l’eliminazione delle foglie davanti ai grappoli e quella dei germogli in eccesso è fatta manualmente per creare un ambiente soleggiato e ventilato attorno al grappolo. L’utilizzo di queste tecniche agronomiche consente di ridurre il numero degli interventi per il controllo delle malattie. Per esaltare la biodiversità si è passati dalla realizzazione di vigneti monoclonali a quella che prevede la messa a dimora di diversi biotipi varietali nello stesso vigneto. Inoltre, per migliorare la biodiversità degli organismi che vivono nel vigneto si ricorre all’inerbimento spontaneo tra le file, lasciando andare in fioritura le specie erbacee durante la stagione per favorire la presenza di insetti utili, che si comportano da antagonisti naturali verso quelli dannosi.
Come si comunica la sostenibilità?
Investire in progetti innovativi che possano rispondere a delle esigenze concrete della nostra filiera (come nel caso di Pica) e che siano in grado di contemplare una triplice dimensione della sostenibilità, ovvero ambientale, sociale ed economica, ritengo sia già di per sé una prima forma di comunicazione. È poi fondamentale riuscire a veicolarli al meglio, attraverso messaggi chiari e trasparenti che ne testimoniano il valore.