Wine News09 giugno 2020

Tra burocrazia e promozione, lungimiranza e volontà per far ripartire il vino italiano

"Da Paese leader, è normale il confronto con la Francia. Il problema è che dietro al settore vino c'è un'organizzazione diversa, dello Stato e della professione. Il paragone, allora, va fatto a tutto campo, perché se prendiamo in considerazione solo un'evidenza, può essere più o meno microscopica e più o meno influente". Così, a WineNews, il direttore generale Federvini Ottavio Cagiano torna sulla gestione dell'emergenza che, per il comparto vitivinicolo del Belpaese, procede ancora a rilento e tra qualche difficoltà, specie da un punto di vista organizzativo, progettuale e burocratico. È indicativo della complessità che ci troviamo ad affrontare, ad esempio, "che nel Dl Rilancio ci sia un emendamento che affida la materia della sostenibilità dei settori agricoli al Ministero delle Politiche Agricole, quando sappiamo che la sostenibilità è anche materia ambientale, ed anzi oggi è ancora più ampia, perché la sostenibilità è anche sociale ed economica. La decretazione, in questo senso, è un elemento di differenza importante tra noi e la Francia".
Le risorse, comunque, ci sono: "ai 50 milioni di euro previsti dai piani nazionali di sostegno alla viticoltura, vanno sommati ulteriori 100 milioni di euro, che speriamo siano resi velocemente disponibili. Capisco che ci possano essere ragioni di buona cautela, ma cominciamo a lavorare perché quei soldi siano al più presto utilizzabili. Questo è il primo punto. Il secondo è il disegno: stabilito che queste sono le risorse - perché gli sforzi che si stanno facendo a Bruxelles non lasciano sperare che si ottengano altri fondi nell'immediato - dobbiamo fare un percorso generale, decidendo non solo come affrontare l'emergenza 2020, ma anche come gestire gli impatti sul 2021. Anche per dare indicazioni precise alle aziende, specie in tema di ristrutturazione dei vigneti, sulle possibilità, o le difficoltà, degli anni a venire, con l'impegno di usare le risorse che ci siamo tanto impegnati a difendere".
"Questo lavoro implica di considerare - come Federvini lo sosteniamo da anni - il settore vitivinicolo come un settore economico nazionale. Poi - continua Ottavio Cagiano - è chiaro che la gestione arriva a riguardare la singola collina o il singolo spicchio di collina, che non può essere gestita a livello nazionale, ma la cornice deve essere nazionale, perché ogni collina ha un valore in quanto parte di un Paese leader e di una risorsa economica nazionale, e come tale la dobbiamo mantenere in funzione con tutti i suoi attori, anche come presidio e patrimonio. Ecco perché queste dinamiche andrebbero affrontate con pazienza, lungimiranza e volontà di ogni attore di far parte di un disegno collettivo: ci potranno essere screzi, ma l'obiettivo è di mantenere in piedi lo "stabile" e renderlo fruibile, sicuro e funzionale per tutti quelli che ci abitano e ci lavorano".
Un lavoro di consolidamento, restando nel paragone, che passa essenzialmente per due misure, la vendemmia verde e la distillazione di crisi, che stanno comunque portando a qualche problema, perché "come al solito - riprende il direttore generale di Federvini - il disegno in parte è presente ed in parte è rinviato. Partiamo dalle rese: è chiaro che ci sia una volontà importante di mettere un atto una modifica che consenta una effettiva riduzione produttiva, ma sappiamo che in alcuni territori può essere un problema. Per cui, definiamo i limiti dell'intervento, ma facciamolo in tempi rapidi, perché se le riflessioni sulle rese le rinviamo alle calende greche è chiaro che il sistema potrebbe avere delle difficoltà di funzionamento".
Un aspetto se possibile ancora più importante è quello che riguarda la promozione, "materia sulla quale - spiega Cagiano - stiamo facendo dei grandissimi progetti a livello nazionale, si muove anche il Governo sul fronte del turismo: vogliamo costruire una cornice generale in cui calare la promozione del settore vitivinicolo e la promozione dei singoli territori e delle singole denominazioni? È un modo anche di presentarci all'estero. Il lavoro di contatto con i distributori, le sinergie con l'ho.re.ca., che ci mette in contatto con i consumatori all'Italia come all'estero, e che sta subendo un periodo ancora più complesso di quello del settore vino, sono aspetti cruciali e che dobbiamo affrontare. Questo è il tema dello stare insieme, del ripartire insieme ma anche del progettare insieme".
In questo senso, ci saranno tante esigenze nuove. "Andare alla spicciolata non pagava prima e adesso pagherà ancora meno. Ancora di più, la pandemia che ci ha bloccato a casa, impone nuovi modi di tenerci in contatto. Passiamo ore su piattaforme di conference, è chiaro che la digitalizzazione è entrata irruentemente, e ancora di più, nella nostra vita quotidiana. Se lo facciamo per gli scambi, le opinioni, gli incontri, lo dobbiamo immaginare ancora di più nei rapporti con i consumatori, e dobbiamo, ancora di più, avvalerci di aiuti e strumenti di questo genere. Abbiamo preparato un linguaggio adatto a questi strumenti? Siamo pronti con piattaforme per il nostro territorio, sistemi per le trattative commerciali, sistemi per cui passi la promozione? Tutti ci auguriamo di tornare alla normalità quanto prima, ma nell'attesa come confortiamo tutti quegli operatori esteri che hanno il loro business collegato al nostro settore enoico? Come vogliamo riattivarci, insieme, sul turismo ed i suoi operatori? Anche questa è promozione, dovremmo in qualche modo utilizzare questo tempo e questo nuovo scenario".