Wine News19 maggio 2020

L'indagine della European Association of Wine Economists: i consumi di vino nel lockdown

L'Italia, con le dovute e precauzioni, tanti dubbi e le immancabili code polemiche, riapre ristoranti e bar, così come il Portogallo, dove la pandemia ha avuto effetti meno devastanti, mentre il resto dell'Europa mediterranea si muove in maniera differente: aspetta ancora la Francia, riparte dal 25 maggio la Spagna, con l'eccezione della Comunidad de Madrid e dell'area metropolitana di Barcellona. Finisce il lockdown, almeno formalmente, ma non si può ancora parlare di ritorno alla normalità, né nelle abitudini né, presumibilmente, nei consumi. Che, in questi due mesi di confinamento, hanno vissuto dinamiche diverse dal solito, come racconta l'indagine "Consumo di Vino in Europa - Prima e durante la quarantena", svolta dalla European Association of Wine Economists guidata da Jean-Marie Cardebat dell'Université de Bordeaux, con al centro i quattro Paesi intorno ai quali ruota il mondo del vino, in termini produttivi, culturali ed economici: Portogallo, Spagna, Francia ed Italia, dove lo studio è stato firmato dai Professori Luca Rossetto dell'Università di Padova, Giulio Malorgio dell'Università di Bologna e Davide Gaeta dell'Università di Verona, anche vignaiolo in Valpolicella con la griffe Eleva, che, a WineNews, ha commentato i risultati dello studio.
"La European Association of Wine Economists è un'associazione di economisti del vino che rappresenta le Università di ben otto Paesi (Spagna, Belgio, Italia, Francia, Austria, Germania, Portogallo e Svizzera) - spiega il professor Gaeta - che indaga ed osserva comportamenti e mercato. Si tratta di un osservatorio indipendente, universitario, che ha come obiettivo quello di fornire alle imprese un'analisi obiettiva, con grande rigore metodologico. Il campione statistico di questa indagine, che verrà presentata con Foragri, a metà giugno, in un webinar in cui si parlerà di imprese del vino e credito, è di notevole dimensione (oltre 9.000 indagati) e la prevalenza di intervistati (40-60 anni) nella fascia più rilevante dei consumatori, con una leggera prevalenza maschile e con un reddito economico soddisfacente".
Tra le evidenze più interessanti rilevate dal professor Gaeta e dai colleghi Luca Rossetto dell'Università di Padova, Giulio Malorgio dell'Università di Bologna, "è che durante il lockdown l'intervistato ha detto di bere vino più spesso rispetto a prima, ma vale soprattutto tra le coppie senza figli, mentre la presenza dei figli ha agito come inibitore sulla frequenza di consumo. La seconda considerazione è che la maggior parte degli intervistati, oltre la metà, ha continuato a comprare vino nei negozi tradizionali: supermercati o negozi di alimentari. Tuttavia, per quanto riguarda gli acquisti online, non ci sono significativi aumenti. Quello che è nuovo è che il 45% di quelli che hanno acquistato sono nuovi clienti, consumatori che non avevano mai acquistato vino online prima. La novità non è nel valore percentuale dei consumi o nell'aumento dei consumi quanto nella novità del cliente".
C'è poi un altro aspetto interessante, "forse il più importante dei dati - sottolinea il professor Gaeta - è che la maggior parte degli intervistati ha attinto alle proprie scorte di cantina, ritenendo importante aver accumulato vino in tempi non sospetti, di cui ha approfittato in queste settimane di lockdown. Si tratta di appassionati, che non lasciano molto al caso, che hanno scelto con cura cosa bere anche in abbinamento al cibo, e questo vuol dire anche che si libera spazio, da riempire, con i wine lovers che torneranno a comprare. Infine, il 44% ha detto che l'esperienza degli aperitivi sociali, quindi a distanza, è un'abitudine che vorrebbe continuasse, spostando in altra sede un'abitudine sociale ben radicata".
Allargando brevemente lo sguardo al resto d'Europa, "la Francia - riprende Gaeta - mostra una tendenza al consumo di vuno più pronunciata rispetto a Spagna ed Italia, ed è anche vero che il vino ha fatto molto meglio di birra e superalcolici, e questo segna una certa controtendenza, anche perché il consumo delle altre due categorie è calato anche nel prezzo. Infine - conclude il professor Gaeta - una considerazione internazionale: l'aperitivo digitale, mi ripeto, ha trovato enorme riscontro, specie tra i giovani, che dichiarano di volerlo proseguire, specie in Francia, più che in qualsiasi altro Paese".

Focus - Analisi WineNews
Andando ad analizzare la parte che tratta l'andamento dei consumi in Italia durante il lockdown, e concentrandoci su quelli di vino, il 44,05% degli intervistati ha dichiarato di bere esattamente con la stessa frequenza di prima, il 23,41% di bere meno frequentemente, ed il 32,09% di bere più spesso. Indicazioni ben diverse arrivano da quelle che riguardano i consumi di birra (solo il 17,3% beve con più frequenza, il 28,38% con meno frequenza) e di superalcolici (il 9,37% beve con più frequenza, il 36,62% con meno frequenza). Altro aspetto interessante è che la bottiglia di vino, una volta acquistata, viene aperta nell'arco di una o due settimane nel 30,70% dei casi, nell'arco di 2-3 giorni nel 26,42% dei casi e il giorno stesso nel 12,28% dei casi, mentre il 15,72% viene conservato.
Durante il lockdown cambia anche il luogo dell'acquisto, con qualche sorpresa: il 47,91% dei consumatori l'ha comprato al supermercato (erano il 51,26% prima del locdown), il 6,23% nei negozi di alimentari (dal 6,33%), il 22,14% non lo compra, lo prende dalla propria cantina (dal 9,30%), il 10,51% in enoteca (dal 45,67%), il 15,44% online (dal 12,19%), 14,14% direttamente dal produttore (dal 47,44%). Proprio l'online è il canale che sorprende maggiormente, perché ancora oggi l'80,81% dei consumatori non lo utilizza come canale di acquisto, mente il 5,36% è tra i nuovi utilizzatori, con l'8% che non ha acquistato più vino del solito, ed appena il 5,83% dei consumatori che dicono di aver comprato più vino online.
A crescere, in maniera importante e preoccupante, è la fetta di chi non ha proprio acquistato vino, passata dal 2 al 24%. In termini di prezzo, il 15% delle bottiglie si assesta sotto i 5 euro (era il 14% prima del lockdown), il 33% tra i 5 ed i 10 euro (dal 41%), il 23% tra gli 11 ed i 20 euro (dal 33%), il 4% tra i 21 ed i 30 euro (dal 7%) e l'1% più di 30 euro (dal 3% del periodo pre lockdown). Nel complesso, il 26,45% dei consumatori ha speso più di prima nell'acquisto di vino: anche in questo caso, un risultato superiore a quello di birra (16,79%) e superalcolici (7,46%). Tra i motivi che portano alla scelta del vino, anche in lockdown, il piacere in termini di gusto (72,9%), il pairing con il cibo (68,19%) e, nonostante tutto, la socializzazione (34,4%).
Ovviamente, è con i familiari che si beve più spesso vino (77,9%), o da soli (26,6%), meno di frequente, in videochiamata, con amici (7,63%) e colleghi (2,8%). In effetti, il 48,56% dei consumatori si è concesso un brindisi digitale una volta a settimana, il 15,35% ogni giorno, il 16,56% raramente ed il 19,53% mai, e nel complesso il 43,72% degli intervistati continueranno a farlo anche a lockdown finito. E ancora, il 70% dei consumatori è d'accordo, o molto d'accordo, con l'idea di comprare vino locale per supportare l'economia nazionale. Il 20% dei consumatori, inoltre, ha accresciuto la propria conoscenza del vino attraverso lo studio di contenuti online.