Wine News24 aprile 2020

Il vino e la viticoltura davanti alle sfide del cambiamento post-coronavirus: la visione OIV

Nonostante, almeno in Italia, qualche segnale faccia pensare che la fine dell'emergenza Covid è meno lontana, il quadro globale non lascia spazio all'ottimismo. Neanche per il vino. Le perdite dell'horeca per molti saranno insostenibili, non compensate dalla crescita del consumo domestico e dell'on-line, e ci vorranno anni a recuperare. A patto che si mettano in campo risorse davvero straordinarie, come nel secondo dopoguerra. E per il futuro, servirà ripensare il rapporto con l'ambiente, oltre che con il mercato, anche per la filiera del vino, dalla vigna allo scaffale. È il senso del messaggio di Pau Roca, segretario generale OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), che, ieri, a Parigi, in video conferenza, ha presentato il punto di congiuntura dello scenario vitivinicolo mondiale (già riportato ieri da WineNews).
"Voglio prima di tutto esprimere la nostra solidarietà per tutti i Paesi che stanno soffrendo per l'impatto di questa pandemia, è un momento di dolore e preoccupazione, e la nostra organizzazione piange anche tutti gli amici, i produttori di vino, le persone che lavorano nel marketing, gli agricoltori, i viticoltori che sono morti:, questo è il danno più grave di tutti, più dell'enorme danno economico. Che senza dubbio, però, avrà conseguenze enormi per tante attività legate al vino. Alcuni chiuderanno, con categorie professionali che potrebbero essere ridotte drasticamente. Di solito mi piace pensare ai dati che raccogliamo e presentiamo come una guida, una tabella di marcia con la quale il settore costruisce il suo percorso. Tuttavia quest'anno stiamo vivendo un cambiamento enorme per la pandemia, che cambierà in molti aspetti la vita di agricoltori e viticoltori, così come di chi lavora nel commercio dell'uva e del vino".
"Come abbiamo visto nell'emisfero Sud è iniziata prima dello scoppio del Covid, e sebbene le previsioni di produzione per la maggior parte dei Paesi siano al ribasso - spiega Roca - in questo senso l'impatto della pandemia è stato limitato. Precauzioni come distanziamento sociale, dispositivi di sicurezza, anche nell'uso di macchinari, sono stati osservati, ma in ogni caso ovunque si è riconosciuta l'attività della viticoltura e della produzione di vino come essenziale per l'economia, anche se i lockdown è stato attuato in maniera diversa da Paese a Paese, e di questo si deve tenere conto".
Di certo, però, come detto, l'impatto su tanti aspetti della filiera è enorme. "Alcuni della crisi sono specifici del nostro settore, che si muove a livello globale. Per esempio, tutti segnalano un grande impatto sui canali della distribuzione. In prima la scomparsa radicale, in molti Paesi, dell'horeca, dell'on trade: il Ceev ha stimato che in Europa lo stop a questo canale potrebbe portare ad un calo del 35% dei volumi di vendita, ed una perdita superiore al 50% in valore. Chiaramente ci saranno effetti diversi in diverse aree geografiche: per esempio i paesi del Mediterraneo saranno colpiti più degli altri, per due ragioni: qui c'è la più più alta concentrazione di ristoranti , bar e locali, e la totale soppressione della sviluppatissima industria del turismo, che sarà fortemente limitata dopo il blocco, peserà tantissimo. L'altra è che, sebbene ci sia stato un aumento importante delle vendite per il consumo domestico, soprattutto nei supermercati, in questo canale, l'offerta è molto più limitata che nella ristorazione, molto incentrata sul tema del prezzo, e omogenea tra diversi grandi player. È un tipo di offerta totalmente diversa da quella della ristorazione, per esempio, per la quale differenziazione dell'offerta di vino, delle wine-list, è anche una strategia.
Ancora, è facile prevedere una crescita delle vendite nel commercio elettronico e nelle vendite a distanza, offerte dai tanti player che esistono. In molti casi ci segnalano che ci sono state difficoltà logistiche ad evadere gli ordini delle famiglie, ma una volta risolte queste difficoltà, l'industria si adatterà a questa nuova domanda, e le vendite dirette a casa sicuramente aumenteranno in futuro: quello che è offre questo canale è che la scelta non è limitata in termine di fasce di prezzo o di etichette, rispetto a quella dei supermercati. In ogni caso, anche se ci sarà la crescita di questi canali di consumo, la previsione è di un calo dei consumi complessivo, e una riduzione dei prezzi medi, e quindi dei margini di vendita e dei fatturati. E in ultima analisi la redditività per le cantine soprattutto per quelle che sono più legate ai canali tradizionali, e che sono fuori dalla rete dei supermercati. Questo - contina Roca - avrà un impatto diretto sugli agricoltori e sui produttori di vino e di uva. Ed è anche il caso delle cooperative, dove il reddito degli agricoltori è fortemente legato ai risultati di vendita del prodotto finale".Uno scenario, come è evidente, complicatissimo. "Il lockdown avrà un impatto fortissimo, probabilmente irreversibile, a meno che non vengano messe in campo dai Governi risorse davvero straordinarie per la ricostruzione. Lo scenario è comparabile a quello del secondo dopoguerra. I produttori europei sono alla ricerca di misure straordinarie come la distillazione o simili, per avere risorse minime per mantenere in vita aziende e agricoltori, ma è chiaro anche che i flussi commerciali internazionali saranno pesantemente condizionati. Alcuni Paesi come la Cina stanno riaprendo i loro porti, ma per il futuro prossimo lo scenario non lascia spazio all'ottimismo. La recessione economica non è uno scenario che fa pensare allo sviluppo, ed inoltre i Paesi con i più alti livello di consumo sono stati i più colpiti dalla pandemia. I flussi e l'economia nel tempo potranno riprendere, ma potrebbero esserci dei cambiamenti permanenti. penso per esempio che i due mercati più grandi del vino, come Usa e Ue, possano ridurre le importazioni, e nel breve termine l'instabilità delle monete sarà un altro aspetto che influenzerà molto gli scambi internazionali".Insomma, la certezza è che, i prossimi, saranno anni complicatissimi. E per affrontarli, servirà un approccio profondamente diverso, sotto ogni aspetto. "Devo fare alcune considerazioni su alcune dichiarazioni pubbliche viste in questi giorni: niente, in questi giorni di dolore e paura, giustifica messaggi su legami tra il consumo di alcolici e la salute. Devo sottolineare che i messaggi sui benefici del consumo di vino relativi al tema covid sono completamente inaccettabili ed irresponsabili. E lo stesso va detto per i messaggi ideologici contro il consumo di vino, che suggeriscono l'astinenza. È immorale vedere certe campagne di comunicazione mentre migliaia i persone soffrono negli ospedali. Concludo dicendo che le linee guida Oiv, gli obiettivi fissati da qui al 2024 non sono cambiati - aggiunge Roca - anzi sono stati rafforzati, perchè questa crisi ha evidenziato ancora di più il bisogno di dare risposte globali a problemi globali come la distorsione dell'ambiente e della biosfera, e l'umanità dovrà evolvere nelle conoscenze e in una gestione migliore del rapporto con l'ambiente. I 7,4 milioni di ettari a vigneto nel mondo rappresentano solo lo 0,5% delle terre coltivabili, ma l'Oiv, con un dialogo multilaterale tra Paesi, farà la sua parte, contribuendo nel mondo migiore possibile alla gestione del futuro del mondo".