Wine News01 giugno 2020

Il mercato del vino italiano, alle prese con la più grave crisi economica dal Secondo Dopoguerra

Il mercato del vino italiano, alle prese con la peggiore crisi economica globale dal Secondo Dopoguerra, tra giacenze di cantina, distillazione di crisi e vendemmia verde, nelle parole, a WineNews, di Andrea Verlicchi, nuovo presidente dell'Associazione Nazionale Agenti d'Affari in Mediazione e Agenti di Commercio, che conta 25 società affiliate, in rappresentanza di un centinaio di operatori del settore, che trattano circa 15 milioni di ettolitri di vino l'anno per un giro d'affari che sfiora il miliardo di euro, e ormai protagonista della vita associativa della Uiv - Unione Italiana Vini.
"La situazione è complicata, e non è facile fare delle previsioni, ma abbiamo input quotidiani e la necessità di fare i conti con ciò che sta accadendo: contratti sospesi o rivisti, pagamenti posticipati. Dobbiamo capire cosa succederà a giungo e luglio, la situazione è complessa perché si rischia di arrivare alla vendemmia con le cantine piene di vino. E questo per quanto riguarda i vini generici, che sono quelli andati per la maggiore in Gdo. Guardando ai vini a denominazione, il problema è più serio. Le scorte sono alte, specie in Veneto, ma anche in Sicilia e Abruzzo, nonostante in certi casi sensibili cali di prezzo. Se non verranno consumati, rischiano il declassamento andando ad appesantire il mercato del vino generico. Per la distillazione di crisi - sottolinea Verlicchi - come abbiamo fatto presente con Uiv (Unione Italiana Vini) al Ministero delle Politiche Agricole, il prezzo è troppo basso, inferiore alle quotazioni pagate per il vino per aceto. Si parla di 25-30 centesimi al litro, non ripaga neanche le spese sostenute dai viticoltori. Così, si rischia di non distillare, o distillare una piccola quota, insufficiente a risolvere il problema delle giacenze in cantina. Ci vorrebbe inoltre una misura diversa, o correttiva, a quei 100 milioni di euro stanziati per la vendemmia verde, che potrebbe non garantire i risultati sperati. Bisogna riuscire a "pulire" delle quantità di prodotto di vini a denominazione che pesano sul mercato. La normalità, intesa come ritorno ai livelli economici pre crisi, secondo la nostra e previsioni Uiv - Unione Italiana Vini, tornerà non prima della fine del 2021, per cui ci vorrà tempo, ed il comparto ne sta soffrendo, specie i vini di alta gamma. Certamente - conclude Verlicchi - bisogna fare qualcosa, perché è vero che la vendemmia è ancora lontana, ma le prospettive sono già molto positive in termini quantitativi, ma aspettiamo l'allegagione per immaginarci l'effettivo andamento della prossima campagna".