Wine News15 aprile 2020

Horeca in ginocchio. E con i ristoranti, in crisi anche tante cantine italiane

Il consumo fuori casa, quello che avviene in ristoranti, bar, hotel, enoteche e così via, muove la metà delle bottiglie di vino vendute in Italia, in volume, secondo l'ultimo studio di Mediobanca. Con una quota in valore che, dunque, supera di molto il 50% del fatturato enoico del Belpaese, se si considera che, proprio in questo canale, con mille sfumature, viaggia la gran parte del vino dal maggior valore aggiunto. Un canale che per molte realtà, soprattutto di piccole dimensioni, che hanno puntato tutto sull'alta qualità, è l'unica via per il mercato. Poche coordinate, capaci di sintetizzare, però, quanto la chiusura pressochè totale delle attività di ristorazione (con la Fipe/Confcommercio che lamenta già perdite per 12 miliardi di euro, e ne stima 28 a fine anno), stia mettendo in crisi anche tantissime realtà del vino italiano. Considerando che la ferma della ristorazione è pesantissima anche in altri mercati di sbocco fondamentali, Stati Uniti in testa. Un danno enorme per le cantine italiane. E per questo è auspicabile che, guardando sempre e prima di tutto alla tutela della salute pubblica, arrivino prima possibile misure chiare e precise su quello che sarà il percorso di riapertura della ristorazione. Perchè le perdite per le cantine dallo stop del consumo fuori casa non possono essere compensate, se non in minima parte, come già più volte sottolineato, che la pur importante crescita a doppia cifra delle vendite in Gdo, che via abbiamo testimoniato con i dati di Iri, o quella dell'e-commerce, che pur parte da valori assoluti bassissimi.
D'altra parte, la crisi che colpisce il settore vitivinicolo italiano è la stessa che colpisce il settore viti-vinicolo del mondo intero. A generarla sono la chiusura temporanea e la ripartenza incerta dell'Ho.Re.Ca, ma anche di altri luoghi di ritrovo dove la convivialità alimenta il consumo di vini e spumanti; il forte rallentamento dell'industria turistica, le limitazioni alle libertà di movimento in genere, che dureranno sino a che la scoperta, la produzione e la distribuzione del vaccino non avranno assicurato il rischio zero (non prima di 12 mesi, secondo le fonti più accreditate). Ne consegue che in presenza della grave crisi che si è avviata, le cantine d'Italia e del mondo, subiranno nel 2020 cali di fatturato variabili, stimate da più parti tra il -30 ed il -70% (più elevati per le cantine medio-piccole, ma neppure quelle di grandi volumi faranno festa).
Nel mercato italiano, in particolare, la liquidità di cassa sarà minacciata dall'abuso dei ritardati pagamenti, delle insolvenze, e pressioni in questo senso arrivano già, segnalano alcuni, da qualche importatore. La drammatica impennata delle giacenze, si capisce, è destinata a sconvolgere il mercato internazionale del vino, e anche per questo servono con urgenza misure atte a riequilibrare il mercato. Meglio ancora se ad applicarle per prima, ed in maniera equa, sarà l'Unione Europea, piuttosto che i singoli Paesi membri. Che, in ogni caso, almeno in Italia, hanno sul tavolo già diverse proposte di Consorzi e associazioni di categoria.