Wine News16 aprile 2020

Gli Usa come l'Italia: cresce il consumo di vino a casa. Giù i ristoranti, su l'e-commerce

Chiusi in casa, in quarantena, in smart working o in sosta forzata, nel mondo, si continua, comunque, per fortuna, a bere vino. Lo fanno gli italiani, come raccontano le crescite delle vendite in Gdo e nell'e-commerce, lo fanno i winelovers di tanti Paesi. Come gli Usa, mercato strategico per l'Italia del vino, che sarà da coltivare ancora di più passata la pandemia. E, ad indagare le abitudini enoiche degli americani in tempo di Covid-19, è una ricerca di Nomisma-Wine Monitor, voluta da Pasqua Vigneti & Cantine, realtà veneta della famiglia Pasqua che celebra quest'anno i 95 anni di attività, forte di un fatturato in crescita del 10% nel 2019, a 60,2 milioni di euro. Anche grazie agli Usa, mercato di riferimento della cantina. Ebbene, nel complesso, a fronte di un 40% di intervistati che dichiara di aver ridotto i propri consumi in quarantena, fa da contraltare un 37% di winelovers che non ha modificato il consumo di vino, mentre il 23% dichiara, invece, un incremento. Dato che sale al 25% per chi sta usufruendo dello smart working e per gli amanti del vino rosso.
Accanto ad un maggiore consumo durante i pasti (26%) e all'aperitivo (20%), il 27% degli intervistati beve più vino in momenti di relax, quota che arriva al 32% per chi lavora da casa e al 30% per chi preferisce i rossi. E se il 34% dei consumatori ha diminuito i brindisi a base di etichette del Belpaese, soprattutto perchè non si va più al ristorante (segno di come, anche in Usa, il fuori casa sia un canale fondamentale per il consumo di vino di qualità), c'è anche un 19% dei consumatori di vino italiano ha aumentato i propri acquisti, e lo ha fatto anche perché alla ricerca di maggiore qualità rispetto a prima. Etichette da "meditazione" come l'Amarone della Valpolicella sembrano, quindi, avere la meglio su altre categorie enologiche.
I cambiamenti si riflettono anche sulla capacità d'acquisto: il 43% ha speso di più per il vino nelle ultime due settimane. Per alcune categorie la propensione a spendere di più durante la quarantena aumenta: chi ha buona disponibilità economica (reddito familiare di oltre 75.000 dollari lordi all'anno), chi compra vino online (72%) e italiano (49%). Sono per la maggior parte uomini, di età compresa tra i 39 e i 54 anni. Ma se questo è l'oggi, per quanto difficile, si cerca di capire come sarà anche il futuro prossimo. E se è difficile fare previsioni a breve e lungo termine, alcune suggestioni, suggerisce la ricerca, possono indicare la strada da seguire. Il social distancing e le misure restrittive adottate anche negli Usa stanno costringendo il pubblico a modificare i propri canali d'acquisto: decolla l'e-commerce, utilizzato nelle ultime due settimane per l'acquisto di vino dal 44% dei consumatori di New York e California - due degli Stati Usa più importanti in assoluto per i consumi enoici - il 24% dei quali ha comprato vino online più di prima. La quota di acquirenti arriva al 58% tra chi ha continuato a lavorare (sia in sede che in smart working) e al 49% tra i consumatori away from home. Un settore che sicuramente continuerà a crescere anche un futuro e che va quindi studiato al meglio.
Di certo, anche i consumi in Usa faranno i conti con le conseguenze della crisi da Coronavirus. Dopo il lockdown, il 19% dei consumatori pensa che una volta finita la quarantena berrà più vino di adesso, contro un 33% di chi prevede una riduzione dei consumi. Il 25% dei consumatori "away from home" berrà meno vino perché andrà meno in ristoranti e altri locali, mentre per un 24% i consumi di vino torneranno allo stesso livello di prima e un 23% spenderà di più a prescindere dalle quantità consumate.
"In un momento delicato e difficile per tutto il comparto, le ricadute economiche saranno inevitabili - sottolinea l'ad Riccardo Pasqua - l'emergenza Covid-19 ci impone di riformulare le nostre strategie di business sia sul mercato italiano che quello estero: analizzare le evidenze attuali è ora più che mai necessario, perché ci può fornire indicazioni utili sui trend futuri, permettendoci di intercettare e interpretare in maniera costruttiva le nuove modalità di consumo che si verranno a creare. Siamo inoltre in contatto con le nostre sedi dislocate nel mondo, in maniera da ricevere aggiornamenti e feedback costanti, che ci permettono di monitorare al meglio la situazione, essere aggiornati sull'evoluzione della situazione e condividere know how. L'unità di intenti e del team, crediamo, può contraddistinguere la nostra capacità di convivere con il virus e determinerà il risultato, quando sarà il momento di ripartire".
E sarà importante farlo per tornare a riprendere una crescita che sembrava ricominciare a marciare, ad inizio 2020, almeno dall'osservatorio di Pasqua: tra i mercati presidiati, prima del lockdown le controllate Pasqua Usa e Pasqua Asia sono cresciute rispettivamente del 8,1% e del 26,5%, mentre ricavi del mercato domestico sono incrementati del 1,4%. "Risultati interessanti da analizzare, a fronte di una crescita costante - anche nel 2019 - che diventa per Pasqua Vigneti & Cantine leva per affrontare la crisi del Covid-19, con la dovuta cautela ma anche fiducia verso le future congiunture economiche e la ripartenza del settore, una volta superata l'emergenza", spiega l'azienda.
Che, come detto, raggiunge il traguardo dei suoi primi 95 anni di attività confermandosi tra i leader nel proprio mercato competitivo e cresce del 10% sull'anno precedente, con un incremento da 54,7 a 60,2 milioni di euro di fatturato consolidato, mantenendo costante il numero di bottiglie prodotte. La solidità dei risultati reddituali, che sono positivi e in crescita, con un valore Ebitda che si attesta al 13% sui ricavi (7,4 milioni di euro), spingono l'azienda a confermare gli investimenti previsti sul 2020.
"I dati che diffondiamo sono una base molto incoraggiante per noi - dichiara il presidente Umberto Pasqua - ed è proprio in queste situazioni che è importante mandare un segnale forte, innanzitutto ai propri dipendenti e poi al mercato. Ecco perché abbiamo attivato un'assicurazione sanitaria, a copertura di tutti i nostri lavoratori e abbiamo erogato loro un bonus al 100%, pari a circa una mensilità media. Siamo convinti che la chiave del successo delle nostre etichette non dipenda solo dalla bontà dei nostri vini, ma anche e soprattutto dalle persone che contribuiscono alla loro creazione. E la loro sicurezza, per noi, viene al primo posto: basti solo pensare che ben prima che l'emergenza esplodesse nel nostro Paese, la nostra sede cinese ci ha inviato migliaia di mascherine. Uno spunto con cui ci è stato così possibile "anticipare" alcune delle misure governative arrivate successivamente: abbiamo provveduto alla sanitizzazione degli ambienti di lavoro e, dove possibile, alla predisposizione dello smart working".
Accanto al sostegno ai dipendenti, l'azienda ha voluto dimostrare la propria vicinanza alla comunità attraverso una donazione a favore degli Ospedali di Verona. Le misure e gli interventi adottati da Pasqua Vigneti & Cantine sono possibili grazie anche a uno dei punti di forza dell'azienda: il valore dell'export, passato dai 49 milioni del 2018 ai 54 milioni di euro dell'anno passato.
Nel 2019, Pasqua ha confermato la propria crescita di penetrazione in mercati strategici come Usa (+8,1%) e Asia (+26,5%). Le ottime performance raggiunte si devono anche a un aumento costante, negli ultimi 10 anni, dell'import di vini nei due Paesi. Confrontando i dati del 2007 con quelli registrati nel 2018, i consumi nella nazione a stelle e strisce (soprattutto di vino rosso) sono aumentati del 39%, ma è la crescita della Cina la più interessante in termini assoluti, che si attesta a +30%.