Wine News25 giugno 2019

Vino, un mercato mondiale sempre più "fluido": l'analisi per Paese del portale "World Top Exports"

Che il mercato del vino mondiale stia cambiando, e piuttosto velocemente, lo dicono tanti segnali. Come il fatto, per esempio, che tra i primi 15 Paesi esportatori in termini di valore, figurino stati in cui praticamente non esiste la produzione enoica. Paesi che, peraltro, sono quelli in cui la crescita in percentuale, negli ultimi anni, è stata più accentuata, come i Paesi Bassi (+47,6% tra il 2014 ed il 2018), Hong Kong (+37,4%), Australia (che è il quarto Paese esportatore in assoluto, in valore, a +28,3%) e Singapore (+10,8%). A dirlo un'analisi del portale specializzato "World Top Exports", che ha analizzato le performance in dollari dei principali mercati del vino nel 2018.
A livello di valori esportati, si conferma il duopolio franco-italiano, con i due Paesi che, da soli, muovono la metà delle esportazioni mondiali. Francia leader con 11 miliardi di dollari (29,5% del totale), davanti all'Italia con 7,3 (19,6%). A seguire, ma a distanza, in termini di valore, vengono Spagna (3,5 miliardi di dollari), Australia (2,2), Cile (2), Stati Uniti (1,4 miliardi di dollari), Germania e Nuova Zelanda (1,2 miliardi di dollari a testa). Di poco sotto il miliardo il valore del vino esportato dal Portogallo (952 milioni di dollari), poi Argentina (824), Regno Unito (823), Sud Africa (783), e ancora Singapore (503 milioni di dollari), Hong Kong (436) e Paesi Bassi (390). Dati sui quali, evidentemente, pesano i dati dei vini importati e poi riesportati da Paesi in cui la produzione di vino è nulla o marginale, rispetto ai valori economici, segno di come il mercato enoico mondiale sia letteralmente sempre più "fluido".
Interessante anche l'analisi della bilancia commerciale enoica dei diversi Paesi, soprattutto in periodo in cui, anche in base a questo aspetto, si è tornati a parlare di barriere protezionistiche e dazi. Quello con il saldo positivo più ampio è la Francia, con 9,9 miliardi di dollari (+5% dal 2014), ancora davanti all'Italia con 6,9 (+8,3%), alla Spagna con 3 (+0,7%), al Cile con 2 (+7,7%) e all'Australia con 1,5 (+42,8%). Il saldo peggiore, invece, lo registrano gli Stati Uniti, a -5 miliardi di dollari (con un deficit cresciuto del 21,3% dal 2014), il Regno Unito, a -3,5 miliardi di dollari, la Cina (-2,49), il Canada e la Germania (-1,9 miliardi di dollari).