Wine News29 luglio 2019

Vino e mercato: "il blocco degli impianti e la diminuzione delle rese non sono misure efficaci"

Gestire l'offerta, soprattutto nel tentativo di mantenere i livelli dei prezzi della materia prima, o meglio ancora di farli crescere, per non far andare in pericolosa sofferenza, in particolare, il primo anello della filiera del vino, il viticoltore (che, in molti casi, ma non sempre, è anche produttore di vino): è questa la ragione dichiarata alla base della scelta del blocco di nuovi impianti, spesso per il prossimo triennio, che Consorzi importanti, dalla Valpolicella al Lugana, a quello della Doc Delle Venezie (Pinot Grigio), per citare solo gli esempi più recenti, hanno preso, e di cui sottotraccia si discute in tanti territori del vino. E, nella stessa direzione, va la decisione, abbastanza comune, per esempio, di ridurre la resa massima per ettaro, a seconda delle condizioni meteo, ma anche di quelle del mercato, di vendemmia in vendemmia. Misure che, però, sono di scarsa efficacia e anche poco eque, secondo il punto di vista di Davide Gaeta, docente di Economia dell'impresa Vitivinicola e Politica Vitivinicola all'Università di Verona.
"Innanzitutto quello che chiamiamo "modello di controllo dell'offerta" è per gli economisti uno dei temi più complessi, spinosi ed affascinanti, e va affrontato con grande rispetto e rigore. Quando mi occupavo del Consorzio del Chianti Classico, studiammo a lungo la questione dell'impatto della riduzione di rese e vigneti, chiamammo un importante professore di Stanford, Jo Swinenn, che studiò a lungo la questione e arrivò a questa conclusione: in sostanza, gli effetti degli interventi sul controllo dell'offerta, o meglio dell'elasticità dell'offerta, si registrano solo nel periodo in cui viene applicata la misura. Appena viene tolta la leva del controllo, in pochi anni si torna alla situazione di prima, anche più amplificata. È come mettere una diga in un fiume in piena: ferma per un attimo la piena, ma come la togli riprende tutto con la stessa forza".
Secondo Gaeta, "il problema va gestito a monte, e si chiama elasticità della domanda, non controllo dell'offerta. Ridurre rese e bloccare gli impianti, secondo me, è tecnicamente un'operazione inefficace. Certo è comprensibile, è uno strumento che per i Consorzi rappresenta una decisione più agevole, per esempio, rispetto al chiedere un aumento delle quote associative per investire sulla domanda, ammesso che si abbia la capacità di stimolarla. Tuttavia dubito dell'efficacia di questi strumenti".
Ma, secondo Gaeta, c'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione: "dal punto di vista etico è una misura trasversale, e colpisce tanto l'azienda piccola, che magari vende tutto il suo vino senza problemi, così come chi fa milioni e milioni di bottiglie. E come se dicessimo che domani le imposte degli italiani sono per tutti lo stesso, al 53%, tanto che si guadagni 1 milione di euro che 10.000 euro all'anno, cosa che lascerebbe facilmente perplessi. Ma questo è ciò che avviene quando si fanno riduzioni di rese o blocchi degli impianti. Queste misure, da sole, non sono efficaci: per esempio, si potrebbe parlare di individuare le zone dove ridurre le rese, o le superfici che sono vitate in zone meno vocate. Chiaramente sono decisioni complesse da prendere in sede consortile, e che spesso scontenterebbero proprio i player che sono i maggiori decisori, e quindi si scelgono queste misure che sono però inique, e di conseguenza inefficaci".
Di certo, la gestione dei volumi di produzione del vino in rapporto al mercato, è quando mai complicata, perchè se mettere a dimora un vigneto e portarlo in produzione richiede tempi decisamente lunghi, con un minimo di 3-4 anni, i trend di mercato possono mutare nel giro di pochi mesi. Una differenza di velocità che complica inevitabilmente, e ancora di più, le cose per produttori e Consorzi.