Wine News15 aprile 2019

Vino e investimenti, record di valore scambiato sul Liv-Ex, Italia al top nei primi 3 mesi 2019

La passione per i grandi vini, ed il loro valore come investimento alternativo, non conosce crisi. Anzi, batte record su record. A registrali, come sempre, la piattaforma di riferimento del mercato secondario, il Liv-Ex, che nei giorni scorsi ha registrato il suo picco storico di "live offers" sui suoi strumenti di scambio, per un valore di 30 milioni di sterline.

Un valore raddoppiato, sottolinea la società londinese, negli ultimi due anni, e che dimostra la vitalità di questo particolarissimo mercato enoico. Una vitalità confermata anche dal crescente numero di singoli vini scambiati sul Liv-Ex, ormai oltre 6.800, ed in arrivo da un "pianeta enoico" sempre più vasto, che oltre alle classiche Francia ed Italia, spazia dagli Usa al Cile, dall'Australia alla Germania, e anche dall'Inghilterra, con suoi spumanti, alla Cina. Con un incremento dei valori scambiati per tutte le Regioni più importanti: dal +26% (sul 2015) di Bordeaux al +67% dell'Italia, dal +87% degli Usa al +134% della Champagne, passando per il 90% della Borgogna, regina assoluta delle quotazioni dei vini.

Un dato, quello dei valori totali scambiati che, peraltro, è in netto contrasto con l'andamento degli indici principali della piattaforma, tutti in calo da inizio 2019 - ad eccezione dell'Italy 100 e dello Champagne 50 - per l'effetto combinato, secondo gli analisti, soprattutto delle incertezze sulla Brexit, dell'attesa sui rilasci dei prezzi dei vini ex Chateaux dopo l'En Primeur di Bordeaux, e di scorte di prodotto ancora da smaltire nei magazzini dei wine merchant.
In calo, dunque, il Liv-Ex 100, l'indice di riferimento della piattaforma, che monitora le quotazioni dei 100 vini più ricercati (per l'Italia il Masseto 2014, il Sassicaia 2014 e 2015, il Tignanello 2015 ed il Barolo Monfortino Riserva 2010 di Giacomo Conterno, ndr), che lascia sul terreno l'1% da inizio anno, e ancora peggio fa il Liv-Ex 1.000, giù del -2,5%, penalizzato dal crollo del Burgundy 150 (che traccia le quotazioni delle ultime 10 annate fisiche dei 15 nomi top di Borgogna), in picchiata del -5,6%, e da quello del Bordeaux Legends 50 (50 etichette di grandi annate dal 1982 in avanti), a -3,4%. Giù anche l'indice dedicato al Rest of The World 50 (-2,4%), il Rhone 100 (-3,1%) ed il Bordeaux 500 (-0,93). Le uniche eccezioni positive, come detto, sono rappresentate dallo Champagne 50 (le più recenti annate di 12 grandi maison) in crescita del +1%, e soprattutto dall'Italia, che registra le migliori performance da inizio anno. L'Italy 100, indice attualmente formato dalle più recenti annate di Sassicaia, Masseto, Solaia, Tignanello, Ornellaia, Barbaresco di Gaja, Barolo Monfortino Riserva e Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, Guado al Tasso di Antinori e Redigaffi di Tua Rita, è cresciuto, negli ultimi 3 mesi, dell'1,3%. Un segnale positivo per il Belpaese enoico, almeno guardando al segmento dei fine wines.