Wine News28 marzo 2019

"Ocm Vino fondamentale per l'export e va mantenuta, pronti a battaglia epocale"

Senza i fondi Ocm per la promozione sui mercati esteri l'export vitivinicolo italiano non avrebbe raggiunto i brillanti risultati degli ultimi anni, "per questo il sistema non va messo in discussione e noi faremo tutto il possibile per difenderlo e supportarlo". Parola del presidente Confagricoltura Massimiliano Giansanti, che, con queste considerazioni, ha aperto il Workshop "Vino e mercati Terzi", organizzato ieri da Confagricoltura a Roma. Il presidente Giansanti ha sottolineato l'importanza del sistema Ocm e la necessità di mantenerlo, e per questo si dice pronto a sostenere con la sua organizzazione "una battaglia epocale" contro la proposta della Commissione ambiente dell'Europarlamento che vorrebbe smantellarlo. "Chiederemo al futuro Parlamento Europeo di non tenere minimamente in conto questa proposta" - ha detto il presidente Confagricoltura tracciando nel contempo una panoramica del quadro esportativo vitivinicolo nazionale con le sue luci (+3,3% in valore nel 2018, a 6,2 miliardi di euro) ma anche con le sue ombre (-8% in volume, a circa 20 milioni di ettolitri, con un calo particolare dei vini fermi -5%).
"In tale scenario - ha affermato Giansanti - le aziende sono doverosamente orientate a utilizzare strumenti di promozione e ad ipotizzare strategie per accrescere la propria competitività sui mercati. Confagricoltura sostiene le imprese in questo percorso e ha aumentato il proprio impegno con un ricco programma di incontri commerciali".
Giansanti ha anche rilevato che il mondo del vino, con i suoi intraprendenti imprenditori, ha fatto la sua parte negli ultimi anni sui mercati esteri ma non c'è stato altrettanto impegno da parte delle istituzioni e in particolare si sente la mancanza di un piano strategico nazionale che dia slancio al made in Italy alimentare nel suo complesso. Tutto questo mentre gli altri competitor affilano le armi e possono anche contare sull'appoggio dei loro governi, come è il caso della Spagna, e su studiate politiche nazionali di rafforzamento dell'export. Intanto sui mercati Terzi - come ha rimarcato Denis Pantini, direttore Area Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma, analizzando le caratteristiche di Usa, Giappone, Russia e Brasile - c'è ancora molto spazio per far crescere i consumi di vino e cogliere opportunità di export per il vino nazionale, In Brasile, per esempio, a bere vino è solo il 2,5% della popolazione, a fronte del 91,4% che sceglie birra. Purtroppo però i produttori italiani devono ancora fare i conti con dazi troppo alti. Anche nel mercato stelle e strisce, che pure è il principale mercato di sbocco per i vini italiani, c'è ancora spazio per crescere visto che solo il 10% della popolazione beve vino. Negli Usa - ha osservato Pantini - c'è un interesse crescente per il vino rosé e le bollicine in genere e anche i vini autoctoni crescono in popolarità. Per quanto riguarda il Giappone, può diventare un mercato molto interessante per il vino tricolore dopo che l'accordo di libero scambio con la Ue ha permesso ai vini italiani di essere competitivi con quelli provenienti dal Nuovo Mondo (Cile). In Russia ci sono prospettive dinamiche per gli spumanti italiani ma si sta anche puntando a sviluppare la viticultura nazionale.
Il ruolo importante dell'Ocm, in particolar modo per far compiere un salto di maturità alle piccole imprese, è stato sottolineato da Alberto Mattiacci, professore ordinario di Economia e gestione delle Imprese all'Università La Sapienza di Roma. "Il sistema Ocm si è rivelato molto utile - ha osservato Mattiacci - ha dato supporto in modo continuativo alle aziende per andare all'estero e far conoscere i propri prodotti e il territorio collegato. Ha aiutato inoltre le piccole imprese ad agire in un ruolo più maturo e sofisticato".
Che l'Ocm promozione sia valido tanto per le grandi quanto per le piccole aziende l'hanno sottolineato, rispettivamente, Rodolfo Maralli, Sales & Marketing Director Castello Banfi e Riccardo Ricci Curbastro, alla guida dell'azienda Ricci Curbastro e presidente Federdoc.

"L'Ocm ci ha consentito di migliorare le già buone attività manageriale che avevamo" - ha detto Maralli, ricordando che l'azienda ha tagliato il traguardo dei 40 anni ed è leader mondiale del Brunello di Montalcino. Il presidio dei mercati esteri è da tempo una direttrice della politica aziendale, tanto che Castello Banfi ha 9 uffici sparsi nel mondo per stringere al meglio le relazioni con i mercati. "Anche un'azienda come la nostra, già da tempo proiettata sull'estero - ha rimarcato Maralli - adotta con l'Ocm maggiore sinergia e coordinamento nella gestione delle risorse. Con l'Ocm cambia anche l'approccio alla pianificazione che si fa non più annuale ma pluriennale. Cambia infine il rapporto con il consumatore, divenendo più coinvolto e consapevole. Le risorse Ocm aiutano l'azienda a dare continuità di presenza sul mercato e a presidiare strategicamente le arre di interesse".
Maralli ha sottolineato che il fatto di usufruire dei fondi Ocm non ha portato a ridurre gli investimenti comunque pianificati dall'azienda. "Abbiamo continuato a fare i nostri investimenti - ha detto - con l'Ocm in definitiva li abbiamo raddoppiati".
Riccardo Ricci Curbastro ha portato la sua esperienza di imprenditore che ha affrontato la scommessa di portare una piccola azienda del Franciacorta a competere sul mercato internazionale. "La nostra è una denominazione piccola rispetto a un mondo dove la competizione vede svettare Prosecco, Cava e Champagne - ha detto Ricci Curbastro - ma siamo comunque riusciti a trovare i nostri spazi e oggi il nostro export rappresenta il 28% del fatturato". L'Ocm ha aiutato questa crescita, ha aggiunto Ricci Curbastro, "perchè il finanziamento al 50% aiuta a percepire l'utilità dell'investimento sui nuovi mercati e la necessità di aprirsi ulteriormente all'export. La voglia di investire è aumentata - ha proseguito Ricci Curbastro - e oggi faccio fatica a immaginare un sistema di piccole aziende senza Ocm".
Ma anche l'Ocm ha qualche criticità, ha notato Ricci Curbastro, come "i ritardi nell'erogazione ? ha detto - sono un vulnus che abbiamo subito tutti noi nelle ultime campagne". Per il presidente di Federdoc "vanno anche trovati nuovi modelli promozionali, abbandonando lo scenario del produttore dietro al banchetto che serve i suoi vini. Mi sento troppo barista, non faccio che riempire bicchieri. Non si riesce in definitiva a raccontare il proprio vino e il territorio. Ci vorrebbe qualcosa di nuovo per fare storytelling pret-a-porter".