Wine News19 settembre 2016

La lotta al mal dell'esca, alla peronospora e alla botrite diventa bio, e passa per la molecola di un'alga. La scoperta della società bordolese ImmunRise fa ben sperare: dopo gli ottimi test di laboratorio via alla sperimentazione in campo aperto

Per testarne, valutarne e verificarne l'efficacia, ci vorrà il riscontro della sperimentazione in campo aperto, ma i presupposti sono buoni: la ImmunRise, piccola società di Bordeaux, ha scoperto in un'alga microscopica la soluzione, o parte della soluzione alla minaccia delle malattie che, ogni anno, colpiscono la vite. I test in vitro, come racconta il magazine di riferimento del mondo enoico d'Oltralpe, "La Revue du Vin de France" (www.larvf.com), hanno dimostrato che la microalga (di cui l'azienda non ha rivelato il nome, ma solo la provenienze, al largo delle coste bretoni, ndr), ridotta in polvere, è capace di combattere e sconfiggere i funghi responsabili delle principali malattie che decimano le colture di pomodoro, mela, patata, grano, banana e, soprattutto, vite, la cui filiera, in Francia, è la prima "consumatrice" di prodotti fitosanitari di sintesi.
--BANNER--Secondo le prove condotte in laboratorio dall'Inra - Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica, la polvere di alga si è dimostrata efficace al 100% nella lotta alla peronospora, al 50% in quella alla botrite ed è capace di sconfiggere anche quattro dei sette funghi responsabili del mal dell'esca (che, secondo i dati del Ministero dell'Agricoltura, riguarda il 13% del vigneto di Francia), malattia capace di devastare vigneti in tutto il mondo, contro la quale non esiste alcun trattamento dal 2001, quando l'Europa ha interdetti l'uso dell'arsenito di sodio, sostanza altamente tossica e responsabile, in passato, della morte di diversi vignaioli francesi.
Una soluzione sostenibile, capace di rispondere ad uno dei problemi più urgenti tra i filari, che rischia di far sparire, nel giro di pochi anni, il 10% del vigneto francese (80.000 ettari), come detto, deve prima superare l'esame in campo aperto, anche se "il 100% di efficacia in laboratorio è molto incoraggiante, ma dovrà essere confermata in campo aperto", ha commentato Marie-France Corio-Costet, ricercatrice dell'Inra. "Sono migliaia i prodotti che funzionano nei test - continua la ricercatrice - specie quando si tratta di fungicidi, che in condizioni reali non sempre danno gli stessi risultati. Comunque, nel 2017 testeremo il prodotto tra i filari di Bordeaux, e se i risultati verranno confermati ci troveremmo di fronte ad una grande innovazione nel campo dei biopesticidi, sui quali stanno lavorando in molti, ma ancora con scarsi risultati".
"Abbiamo avuto fortuna - ammette il co-fondatore della ImmunRise, Laurent De Crasto, enologo ed ingegnere - una fortuna dovuta alla scelta dei microorganismi che abbiamo testato". Ma come funziona la microalga? Viene coltivata in vasche da 100 litri che ricreano l'ambiente marino e, dopo 15 giorni dalla nascita viene allungata con l'acqua e ridotta in pasta, quindi asciugata e polverizzata. L'agricoltore, a questo punto, non deve fare altro che mescolare questa polvere con l'acqua e nebulizzarla sulla pianta per combattere tre diverse malattie. In maniera del tutto naturale, perché, come dimostrano i test, la molecola individuata è del tutto naturale, biodegradabile e non ha alcuna tossicità per la pianta, mentre i test per stabilirne la tossicità o meno sull'ambiente circostante sono ancora in corso.