Wine News17 ottobre 2019

Il vino italiano guarda con fiducia all'accordo sulla Brexit, sperando in un'inversione di tendenza

Il possibile epilogo delle Brexit, che, dopo un quasi sicuro "no deal", sembra tornata sui binari di un'uscita concordata del Regno Unito dall'Unione Europea, dopo l'accordo tra Ue ed Uk trovato nella notte (e che dovrà però essere approvato dal parlamento inglese guidato da Boris Jhonson), potrebbe essere una boccata d'ossigeno per il vino italiano in uno dei suoi mercati più importanti, da cui, ad oggi, non arrivano particolarmente positive. Secondo le elaborazioni dell'Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale, nei primi 8 mesi 2019, il trend a valore delle vendite del vino made in Italy si è ridotto del 2,9% sullo stesso periodo 2019 (a 437 milioni di euro). Dato negativo è ancor più rilevante se messo in relazione con la media generale delle importazioni di vino dall'Uk nello stesso periodo, in crescita del 7,3%, e dalla performance francese (+16,8%). E ancora peggio, in quello che è uno dei principali mercati del Prosecco, fanno gli spumanti italiani: -9,1% (a 179 milioni di euro) sullo stesso periodo dello scorso anno, a fronte di una crescita media delle importazioni dell'8,9% e di un exploit di Champagne e sparkling francesi (+28,8%).
L'accordo, che, dalle prime indiscrezioni, dovrebbe lasciare sostanzialmente invariato il quadro dei rapporti commerciali tra Uk ed Ue (e quindi senza l'introduzione di nuovi dazi o di particolare complicazioni doganali), e prevederebbe anche l'importante mantenimento del riconoscimento delle Indicazioni Geografiche da parte della Gran Bretagna, potrebbe ridare slancio alle esportazioni del Belpaese, che sperano così in un recupero in vista di un momento cruciale per il consumo enoico, come quello delle feste di fine anno.