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19 novembre 2020

Digitale e off-line, le due strategie del vino per conquistare la Cina

Conoscere il territorio, studiare il consumatore, puntare sulla promozione e al digitale senza dimenticare l’off-line. Questa in sintesi la formula per incrementare le vendite di vino italiano in Cina, in particolare in questo anomalo 2020. Se ne è parlato al webinar “Mercato del vino in Cina: la nuova normalità”, organizzato da Veronafiere-Vinitaly, in attesa di Wine to Asia a Shenzhen (20 e 21 novembre) e come tappa di avvicinamento a wine2wine exhibition digital edition in programma dal 22 al 24 novembre.
«Il 2020 ha rappresentato un “reality check” per il mondo del vino - ha spiegato Jim Boyce, fondatore del portale Grape Wall of China -. La buona notizia è che c’è un buon margine di mercato per i vini importati, che dovranno misurarsi con la crescita vertiginosa di birra e dell’acquavite cinese baijiu. La divulgazione e la cultura del vino si scontrano purtroppo con un problema sistemico di scollegamento dalle vendite, che porta purtroppo talvolta a perdere il consumatore finale. Il sistema vino deve imparare dal mondo della birra e dei cocktail come connettere i consumatori».
Il vino italiano può esibire alcune potenzialità di vantaggio. «I cinesi conoscono la storia italiana, la cucina e impazziscono per la moda Made in Italy», ha puntualizzato Boyce. Ma la concorrenza con la birra artigianale è elevata, in particolare durante il lockdown, con alcuni produttori di birra che hanno organizzato soluzioni di vendita itinerante nei luoghi strategici delle città, hanno promosso le produzioni locali di Wuhan per sostenere un’economia frenata dal Covid. «Oggi la birra sembra vincere nell’abbinamento con i cibi conviviali, mentre il vino ha abbassato solo il prezzo».
La promozione viaggia sempre di più sul digitale, come ha spiegato Cynthia Yang vice president di Sunlon, una società del colosso JD.com group, conosciuta in rete come Miss7forwine, che con i suoi video sul vino raggiunge fino a un milione di persone: «Lavoro molto combinando live streaming e video più corti, che vengono caricati su altre piattaforme e rimandano alla piattaforma ecommerce - ha spiegato Yang -. I contenuti spaziano dalla presentazione di un vino, dell’etichetta, del prezzo, fino a tutto il sapere che c’è dietro dentro alla bottiglia dalla varietà, al vitigno al terroir. Senza dimenticare una connessione con la cultura cinese, in particolare l’abbinamento con la nostra cucina».
Per l’11 novembre, il Single Day cinese per gli acquisti online, Yang ha presentato per la prima volta in Europa il dato delle vendite di vino e spirits dei primi due minuti dalla mezzanotte del 10 novembre: 200 milioni di yuan (circa 25 milioni di euro). Le potenzialità sono dunque enormi.
Il Dragone è il quinto Paese al mondo per consumi di vino in volume, alle spalle di Stati Uniti, Francia, Italia e Germania ma la quota di mercato dell’Italia si attesta intorno al 7 per cento. Cosa fare quindi per intercettare i consumatori in un paese enorme dove il consumo pro capite di vino è di circa 1,2 litri?
Per Leon Liang, Ceo e chief wine educator di Grapea & Co., la scuola di cui è partner l’unico Master sommelier cinese Yang LV, sono fondamentali le fiere, gli eventi e i festival, e il digitale per la creazione e la divulgazione di contenuti. «Per vendere – ha detto Liang – sono importanti il design, l’etichetta e il packaging. Come è fondamentale la promozione per raggiungere nuovi target quali ad esempio le donne tra i 20-35 anni, che amano bere a casa. È fondamentale parlare con le persone e chiedere quanto spesso bevono vino. A chi beve una volta all’anno vanno proposti vini che hanno ottenuto premi o riconoscimenti, a chi risponde almeno una volta alla settimana si può chiedere cosa bevono e valutare il tipo di conoscenza del prodotto. In ogni caso, i cinesi sono curiosi. In particolare, i territori costieri della Cina sono molto aperti alle novità e al vino italiano».
«Soprattutto i giovani cinesi delle città delle coste e in particolare della Great Bay Area (l’area che va da Hong Kong a Canton che gravita attorno alla metropoli di Shenzhen) possono rappresentare il futuro del vino italiano» ha aggiunto il responsabile di Veronafiere per l’Asia, Simone Incontro in vista di Wine to Asia, « Il 2020 è stato un anno difficile – ha concluso Incontro- ma c’è tutta una giovane generazione pronta per allargare il mercato del vino che rappresenta un grande potenziale. Sono fiducioso nel futuro».

Sono duecento gli espositori che parteciperanno Wine to Asia a Shenzhen al debutto venerdì 20 e sabato 21 novembre all’Intercontinental hotel di Shenzhen. Oltre 70 sono cantine - presenti con i loro importatori ed export manager - presenti con la collettiva ICE. Otto i paesi rappresentati con Wines of Chile, Rioja e una delle regioni emergenti della produzione del vino in Cina lo Huailai. In occasione della due giorni di Shenzhen, ci saranno dodici masterclass e da non perdere, due forum internazionali, Living Wine, l’area più grande mai vista prima sui vini naturali in una fiera internazionale».
Ha concluso il webinar il direttore generale di Veronafiere che ha ricordato la ventennale esperienza di Veronafiere in Cina iniziata con il fuori salone a Chengdu e con l’attività di roadshow in città di prima e seconda fascia che per questo 2020 ha toccato Shanghai e Xiamen.