Home |
Categorie:
Scegli categoria

04 giugno 2021

Voci dalla Russia: intervista ad Anna Baranova IWA

Mercato vinicolo in Russia oggi: quali caratteristiche? Quali gli effetti della pandemia? Quale posto per il vino italiano? Abbiamo fatto due chiacchiere con Anna Baranova, Italian Wine Ambassador certificata dalla Vinitaly International Academy (VIA) e Chief-Sommelier del ristorante italiano “Caffè Italia” a San Pietroburgo. Baranova ha completato i suoi studi del percorso formativo di Vinitaly che insegna a professionisti ed educatori internazionali a padroneggiare la diversità del vino italiano nel 2017, e prima di parlarci dei trend in Russia ci ha spiegato i 3 motivi per cui consiglierebbe la formazione targata Vinitaly.

“Il corso VIA per diventare Italian Wine Ambassador costituisce una strada diretta e comoda per: aggiornare la propria conoscenza sulle numerose uve e i relativi terroir italiani- ha detto - l'Italia possiede un patrimonio unico di uve autoctone, in grado di dare vini di alta classe; di sicuro VIA permette di aprire le porte dei propri mercati di competenza a nuovi vini italiani: ricordiamo che l’Italia non è solo Pinot Grigio, Prosecco e Chianti; infine sul piano personale permette di portare la propria carriera nel mondo del vino a un livello professionale qualitativamente superiore”.

Per arrivare alla Russia Baranova ha sottolineato come sul mercato si stiano imponendo i vini prodotti localmente con una qualità che sta decisamente migliorando: “Le attività promosse dai produttori di vino nel mio paese sono aumentate, anche sotto forma di cene, degustazioni o concorsi enologici. A causa delle frontiere chiuse, lo sviluppo dell'enoturismo domestico in Russia sta facendo passi da gigante”. Baranova mette in guardia i produttori italiani “La presenza dei vini russi è cresciuta anche nei migliori ristoranti. Suppongo che, nel prossimo futuro, i vini italiani sul mercato russo dovranno competere non solo con i vini di Francia, Spagna, Nuovo Mondo, ma anche con quelli russi”.

L’exploit dei vini locali si accompagna alla maggiore conoscenza del vino da parte dei consumatori, e in questo caso il motivo non è legato alla pandemia quanto a “un processo evolutivo naturale nel mondo moderno. Basandomi sull'osservazione di quanto sta succedendo a San Pietroburgo, posso riportare che abbiamo ad oggi ben nove scuole di Sommelier, e che queste formano non solo i professionisti del wine business, ma anche i consumatori che desiderano essere più consapevoli. Anche i corsi WSET si stanno sviluppando attivamente in città. Tra i giovani, il vino è di moda e loro sono desiderosi di imparare di più”.
A livello di gusti nel paese dagli 11 fusi orari Baranova segnala il vino bianco: “I bianchi secchi stanno diventando sempre più popolari, e questo indipendentemente dalla stagione. Fra di essi spiccano soprattutto i vini più aromatici, e la vera superstar è il Sauvignon Blanc neozelandese”.

Per l’Italia il podio dei consumi è per gli sparkling: “Gli italiani non hanno concorrenti nella categoria dei vini spumanti. Lo champagne resta nella categoria dei prodotti di lusso, mentre nella fascia di prezzo medio è il Prosecco a farla da padrone! Gli importatori stanno già aumentando i propri volumi di vino italiano, ma il mercato russo è in grado di assorbirne ancora e sempre di più” Per le altre tipologie Baranova segnala come il Pinot Grigio stia perdendo terreno a favore appunto del Sauvignon neozelandese. Bene ancora i rossi: “gli italiani sono ancora ben posizionati in diverse categorie di prezzo. I consumatori russi conoscono e amano in particolare Sangiovese, Barbera, Negroamaro e Primitivo”.
L’Italia tuttavia rimane nel cuore dei russi” I russi amano tutto ciò che è italiano: la musica, il cinema, la moda, la cucina e, naturalmente, il vino. Questo amore è talmente radicato che è quasi parte del nostro DNA. La mentalità russa combina sorprendentemente due estremi: la malinconia tipica della Russia e la gioia italiana”. La zona vinitcola più conosciuta? “È la Toscana che vediamo come incarnazione di questa gioia solare! Il Chianti è un classico e i SuperTuscan costituiscono un nuovo stile, una sorta di interpretazione moderna dei classici”.