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21 luglio 2020

Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor

Sul mercato Usa il vino italiano batte quello francese (colpito da dazi e Covid-19) 

Italia e Francia a confronto. L’imposizione dei dazi americani sui vini francesi pesa sulle esportazioni, negative a valore nel primo quadrimestre (-4%, con un -36% in aprile). Al contrario, la minaccia di tassazioni supplementari future sul vino italiano negli Usa fa volare il mercato, che segna a valore un +10,8% fra gennaio e aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e un +0,9% in volume. Nel mese di aprile l’import Usa di “sparkling wines” italiani è stato superiore del 6,8% su base tendenziale.

Il lockdown, seppure adottato a macchia di leopardo negli Stati Uniti, ma con la città di New York costretta ad un confinamento particolarmente duro, è stato un elemento particolarmente negativo per i consumi di vino e per l’export dei vini francesi, la cui maggiore notorietà per alcuni aspetti li porta ad essere consumati nelle grandi occasioni. 

Anche l’appeal dei vini italiani è in forte crescita, di pari passo con la conoscenza di fattori che da sempre attraggono tutti gli appassionati enoici: grande biodiversità e varietà di vitigni autoctoni e unici, paesaggi unici lungo tutta la Penisola e poi il grande fascino della storia, della cultura, della dieta mediterranea e del cibo italiano.

 

 

Il Covid-19 frena le esportazioni nel primo quadrimestre del 2020 

Esportazioni extra Ue a due velocità nel primo quadrimestre 2020 per il vino: molto positivi i primi due mesi, in rallentamento marzo e aprile, frenati dalle difficoltà del lockdown (dai trasporti alla logistica, alle progressive chiusure nel mondo dei locali).

È aprile il momento più nero per il commercio mondiale di vino, ma non per tutte le destinazioni. In Canada, Giappone, Norvegia e Brasile le performance sono positive sia con riferimento al solo, mese di aprile che nel computo del primo quadrimestre.

Così l’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sui principali trend dei mercati, a conferma che gli effetti del Covid-19 hanno impattato negativamente sul commercio mondiale in partenza dall’Unione europea.

Canada e Norvegia assicurano una maggiore fluidità delle importazioni, grazie al modello dei Monopoli di Stato che governano i flussi di entrata e a un canale retail, storicamente preferito rispetto ad altre modalità di vendita.

Anche il vino italiano risente delle stesse dinamiche. Dopo un exploit in Usa nel primo bimestre, con l’import americano spinto dal timore di eventuali dazi (in discussione in queste fasi), la curva in aprile è stata discendente (-7,5%), ma non per tutti i vini: gli “sparkling”, infatti, segnano una crescita. Segno positivo per le vendite di vino italiano anche in Canada, ma questa volta il segno più abbraccia sia i “fermi” che quelli “frizzanti”.

L’export di vino italiano in Cina – la prima realtà che ha dovuto fronteggiare la pandemia del Coronavirus - non brilla per valori esportati, almeno temporaneamente. I volumi, però, salgono del 3,6 per cento.

Dati alla mano, soffrono i vini francesi, che vedono uno stop nel primo quadrimestre del -18% a valore (e addirittura un -36% in aprile), mentre sono in controtendenza i vini neozelandesi: +6% nei primi quattro mesi del 2020 e +7% lo scorso aprile, su base tendenziale. Con ogni probabilità a influire su questo trend ha inciso anche il prezzo unitario del vino, più elevato per i francesi.

 

Senza Horeca e in lockdown, il vino infiamma l’e-commerce 

All’inizio dell’anno, seppure con le incognite delle barriere doganali applicate però ad altri Paesi europei, l’Italia del vino non immaginava lontanamente che di lì a poche settimane sarebbe cambiato radicalmente lo scenario mondiale.

L’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ha analizzato i principali trend dei mercati nel primo quadrimestre del 2020 e, in particolare, il mese di aprile, passato per l’Italia e buona parte dell’Europa completamente in lockdown e quindi in via teorica presumibilmente il più colpito dal punto di vista degli scambi mondiali di vino.

La chiusura del canale Horeca (hotel, ristoranti, catering) e le restrizioni legate al movimento dei cittadini hanno provocato nel sistema degli acquisti due effetti: il boom dell’e-commerce e la crescita delle vendite nella grande distribuzione organizzata (gdo). Inoltre, la necessità di acquisti veloci (tanto nel vino quanto nell’agroalimentare) ha indotto i consumatori a evitare grandi superfici come gli ipermercati. Si è, quindi, riscoperto il ruolo sociale dei negozi di prossimità.

Come detto, l’e-commerce vola e conquista il settore food&beverage. L’obbligo di confinamento imposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a partire dal 9 marzo fa immediatamente impennare l’online (e di conseguenza le consegne a domicilio) della spesa alimentare. Il ritmo è esplosivo: +97,2% nella prima settimana di lockdown (9-15 marzo), per poi crescere ulteriormente.

La settimana che culmina con la Pasqua (6-12 aprile) segna un +178,1% e apre le porte a un boom di vendite online ancora più marcata nella seconda metà di aprile.

Si è affermato un nuovo modello di vendita, che presenta grandi vantaggi in termini di servizio e che deve saper cogliere il prima possibile la sfida della sostenibilità ambientale ed economica.

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