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14 dicembre 2020

Ca' del Sette: grazie a Vinitaly vendiamo in Cina

“Imparare il cinese e comunicare in maniera completa, semplice e molto rapidamente, sfruttando tutti gli strumenti digitali a disposizione, a partire dai QR Code o da WeChat, perché è bene tenere presente che i cinesi sono molto più evoluti di noi sul piano delle nuove tecnologie”.
Sono alcuni consigli per vendere il vino oltre la Grande Muraglia, dove “l’80% è rappresentato dalla richiesta di vini rossi”. A dispensarli è Matteo Pontalto, vignaiolo eclettico e titolare insieme a Elisa Dian di Ca’ del Sette di Gambellara (Vicenza), con un’area di produzione fra le province di Verona e Vicenza e oltre 150 anni di storia. L’azienda è stata infatti fondata nel 1865.
La missione cinese, iniziata grazie a Vinitaly, prosegue anche nelle prossime settimane, con la partecipazione a Wine2Asia, in programma a Shenzen il 20 e 21 novembre (all’Intercontinental Hotel).
“Per il vino italiano poter contare su un brand come Vinitaly, che si occupa di organizzazione di eventi mirati per gli operatori, è una sicurezza – afferma Pontalto nel corso della Diretta Instagram di Vinitaly – è un’assoluta garanzia, perché Vinitaly rappresenta un grande cappello, sotto il quale il vino italiano si muove con un’immagine unica. Per un mercato vasto come la Cina e dove il vino non fa parte della cultura secolare come in Italia, è essenziale poter contare su realtà che possono assicurare competenza e professionalità”.
Per questo, se si vuole incentivare gli acquisti di vino italiano, promuovere la conoscenza anche della cucina italiana, con il forte appeal che esercita il Made in Italy nel mondo, è una mossa da percorrere.
I canali di vendita online stanno registrando una crescita particolarmente interessante, rivela Pontalto, “quindi chi si approccia al mercato cinese deve tenerne conto, così come il fatto che l’80% delle etichette sono personalizzate”.
Ca’ del Sette ha scelto la sostenibilità come elemento cardine sul quale posizionare il proprio modo di coltivare e vinificare e, di conseguenza, di comunicare. Nel 2017, in particolare, l’azienda ha ricevuto il premio del ministero dell’Ambiente “Oasis per la sostenibilità”, per un progetto di fitodepurazione. “Inutile parlare di sostenibilità – taglia corto - se poi non si compiono azioni concrete, effettivamente misurabili e al servizio dell’ambiente”.
Il futuro, in quest’ottica green, si giocherà anche sul piano dei servizi e del packaging, segmenti che sono altrettanto indispensabili per valorizzare il prodotto e lo stile di un’azienda.
Attento alle innovazioni, Ca’ del Sette produce anche vini a bassa gradazione alcolica, con l’obiettivo proprio di conquistare i mercati esteri dove il vino si ritrova a competere con altre bevande alcoliche, dalla birra agli spirits. “Abbiamo lanciato un vino che ha 9,5 gradi – riferisce Pontalto – pensando a un’area come la Germania, dove la birra spopola e dove un passaggio dai 5-6 gradi appunto della birra a vini con 12-13 gradi di gradazione alcolica è troppo azzardato e forse complesso. Ecco che un vino con un grado alcolico inferiore può attrarre nuovi consumatori e giovani. In questo modo li avviciniamo anche agli altri vini”.
In concomitanza con il via libera da parte dell’Unione europea al Prosecco rosé, la domanda è d’obbligo e, in effetti, quella tipologia di prodotto rientra nei progetti di Ca’ del Sette. “Stiamo sperimentando – confessa Pontalto – perché la nostra prassi è prima di studio e verifica interni all’azienda. Non saremo comunque pronti con la vendita prima del 2023. Vedremo".