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14 dicembre 2020

Il futuro del vino secondo Massimo Gianolli (La Collina dei Ciliegi)

Vino, ospitalità, ambiente, turismo e, naturalmente, finanza. È l’alchimia introdotta in Valpantena (Verona), da Massimo Gianolli, presidente e amministratore delegato de La Collina dei Ciliegi, realtà vitivinicola che nell’ultimo decennio ha investito circa 20 milioni di euro, introducendo soprattutto novità che denotano una vision non comune, finalizzata a sostenere la crescita di un territorio in chiave di marketing, sostenibilità, immagine.
Molti ingredienti di questa ricetta sono figli dell’attività imprenditoriale che Gianolli – origini biellesi, ma radici ormai ben salde in provincia di Verona - porta avanti in parallelo, come amministratore delegato di Generalfinance.
Nella Diretta Instagram sul canale ufficiale di Vinitaly, in particolare, Gianolli racconta l’avventura della Collina dei Ciliegi, che non è soltanto cantina, ma con competenze nell’ambito della ristorazione e accoglienza.
Produzione biologica “tendente al biodinamico”, precisa, per il gruppo i progetti non mancano. E vanno oltre la contingenza di un 2020 a corrente alternata a causa del Covid, che ha portato come effetto collaterale al boom dell’e-commerce.
“La vendita online funziona, ma non è sufficiente. – spiega Gianolli -. Stiamo dialogando con la start up Winelivery, nata nel 2016, che ha avuto un notevole exploit, grazie alla consegna al domicilio del cliente della bottiglia in temperatura nel giro di 30 minuti. E per le cantine non c’è la battaglia dei prezzi, ma il posizionamento è deciso dall’azienda”.
La tentazione di cadere nell’errore degli sconti, in una fase particolarmente complessa per i produttori, è da evitare per l’ad de La Collina dei Ciliegi. “Se abbassi i prezzi distruggi il territorio e non torni più indietro”.
La parola “territorio” torna diverse volte nel corso della chiacchierata ed è il segnale di un’attenzione alla crescita del sistema vitivinicolo dell’area, ben oltre il perimetro aziendale.
È anche con tali obiettivi che è nata l’alleanza con i francesi di Advini, uno dei più rappresentativi gruppi enoici in Francia che conta 2.300 ettari di proprietà e 28 aziende tra tenute, Chateaux e cantine nei migliori terroir d’Oltralpe e Sudafrica. “L’accordo punta innanzitutto alla distribuzione dei vini della Collina dei Ciliegi nel mondo, ma anche a importare e distribuire il portfolio vini di Advini e a diffondere in proiezioni le principali denominazioni italiane”.
Gianolli è anche promotore del progetto per realizzare vini bianchi e rossi che valorizzino i vitigni autoctoni in chiave internazionale, non legati alle Dop esistenti, ma che portino a un “Super Valpantena”. Perché, precisa, “è il vitigno autoctono che valorizza la qualità e il territorio. Da due anni stiamo studiando con esperti internazionali e pensiamo a un rosso composto da Corvina e Teroldego, con la prima vendemmia prevista nel 2021 e a un bianco con Garganega abbinata a Pinot bianco e Chardonnay”.
Da un paio d’anni la Collina dei Ciliegi ha adottato la possibilità di vendita En primeur, proprio quando tale formula sembrava essere meno intrigante in una delle zone dove era largamente diffusa, a Bordeaux. È stata una risposta, al contrario, a una richiesta del mercato. “Lo strumento dell’En primeur – afferma Gianolli - è adatto a tutte le cantine che producono altissima qualità, con vini destinati a un lungo periodo di affinamento, produzioni di nicchia, ottenuti da selezione rigorosa delle uve”. Un investimento esclusivo.
In una fase di estrema incertezza, Gianolli raccomanda “massima attenzione ai costi, senza cadere in tagli indiscriminati”.