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26 ottobre 2020

Luigi Terzago, presidente Fisar: “Una APP per agevolare il contatto diretto tra i professionisti del settore”

«Stiamo lavorando per realizzare una app che metta in contatto i sommelier, i ristoratori e gli albergatori, in modo da agevolare i contatti di lavoro e mettere in contatto chi cerca professionisti e chi offre la propria disponibilità. Lo faremo innanzitutto per i sommelier, ma anche per altre figure professionali, dai cuochi ai camerieri, perché il settore ha bisogno di aiuto».
Un progetto ambizioso, ma estremamente concreto, quello che Luigi Terzago, presidente di Fisar (Federazione italiana sommelier, albergatori, ristoratori), presenta nella sua intervista a Vinitaly.
«Allo stesso tempo – precisa – siamo impegnati per creare contatti fra albergatori, ristoratori e produttori di vino e, in una seconda fase, produttori agroalimentari di qualità, così da sostenere le economie del territorio. In una prima fase partiremo con Toscana e Campania, dove la nostra presenza è più forte, per poi estendere il servizio nelle altre regioni».
Presidente Terzago, qual è stato l’effetto del Covid-19 sulla vostra associazione?
«Fortunatamente non abbiamo avuto impatti negativi sule iscrizioni e, anzi, direi quasi paradossalmente, sono aumentate le richieste di corsi».
Come se lo spiega?
«Il vino resta un elemento centrale della nostra cultura. Forse, durante il lockdown è cresciuto l’interesse o sono aumentate le occasioni per degustare il vino. Credo che da un lato sia aumentata la voglia di evadere con qualcosa di piacevole e la sommellerie è un’opportunità interessante. Oppure, è emersa l’esigenza di informarsi e di conoscere meglio un mondo che, di fatto, è intimamente legato al cibo e al nostro modo di vivere».
Come avete sostituito le degustazioni in presenza?
«Attraverso collegamenti online. Alcune delegazioni hanno fato recapitare bottiglie da 0,20 per fare tasting a distanza. Anche i corsi teorici sono stati dirottati su piattaforme digitali. Bisogna ammettere, però, che soprattutto con le degustazioni non è mai come essere in presenza. Il fattore umano è fondamentale, anche per stimolare il confronto e il dialogo».
Come è cambiato il modo di comunicare e degustare il vino?
«In verità è cambiato molto già da qualche anno. Chi si avvicina ai nostri corsi e credo che non valga solo per Fisar, ma tutte le associazioni della sommellerie, è decisamente più preparato rispetto a qualche anno fa. Questo impone da parte nostra l’impegno di offrire il meglio ed è uno stimolo per ricercare l’eccellenza dei vini e dei docenti. Ma, ampliando le maglie, penso che la ricerca della professionalità e della qualità valga anche per chi produce vino, per i ristoranti, per gli alberghi».
Negli Stati Uniti potrebbero chiudere circa il 25-30% dei ristoranti. E da noi?
«Vorrei sbagliarmi, ma temo che anche da noi dovremo fare i conti con chiusure di locali. Spero non così tanti, ma già oggi ristoratori e albergatori hanno preferito restare chiusi, in attesa di tempi migliori».
Recentemente è stata raggiunta un’intesa in Conferenza Stato-Regioni per il Fondo ristorazione, 600 milioni di euro a disposizione, con aiuti che dovrebbero oscillare fra 1.000 e 10.000 euro ad esercizio…
«È una bella notizia, purché si faccia in fretta. È un primo segnale tangibile alle categorie, ma devono essere immediati o quasi. Non c’è tempo da perdere».
L’export può essere un aiuto per le nostre cantine?
«Sicuramente le esportazioni rappresentano una boccata d’ossigeno per tutte le aziende del vino e non solo. Non è facile, in questa fase, perché finora solo dalla Cina sono arrivate notizie confortanti. Ma altrove? Se la gente non esce, non va al ristorante e non consuma, il vino rimane in cantina».
Uno degli errori che potrebbero commettere i produttori in questo frangente è abbassare i prezzi del vino. Condivide?
«Va evitato. I prezzi devono essere giusti per chi lavora, da una parte e dall’altra. Abbassandoli, probabilmente avremmo confusione, col rischio di trasmetterla anche al consumatore. Inoltre, correremmo il rischio di innescare una gara al ribasso, pericolosissima».
Può raccontarci un aneddoto particolare legato a Vinitaly?
«Più che un aneddoto preferirei trasmettere un’emozione, che è quella legata all’importanza di essere a Vinitaly e all’orgoglio di rappresentare una realtà come Fisar. Da quando sono al vertice dell’associazione, infatti, abbiamo sempre organizzato le degustazioni nello stand del ministero delle Politiche agricole, in collaborazione con loro. È per noi una tappa significativa delle nostre attività annuali e quest’anno Vinitaly ci è mancato molto. Nel 2019 fui invitato, per primo, a un colloquio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e nell’occasione Fisar gli conferì il riconoscimento della sommellerie onoraria».
Che cosa organizzerete a Wine2Wine Exhibition?
«Stiamo organizzando in accordo con Vinitaly una degustazione storica, nel vero senso della parola. Domenica 22 novembre, infatti, degusteremo alcune delle bottiglie della cantina di Luigi Veronelli, che la famiglia ha donato in parte a Fisar. Saranno annate anche di 30-40 anni fa, che presenteremo per celebrare uno dei padri del vino italiano, Luigi Veronelli, instancabile e abilissimo comunicatore, che ha contribuito alla crescita del nostro mondo».