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27 maggio 2021

Di Maio Norante, i pionieri del biologico e dei vini autoctoni

Due pilastri sui quali ancora oggi poggia l’azienda Di Majo Norante, una delle realtà storiche del Molise, selezionata da Wine Spectator per la decima edizione di Opera Wine, in programma a Verona il prossimo 19 giugno.
“OperaWine è un evento molto importante per noi – afferma Alessio Di Majo Norante, nel corso della Diretta Instagram sul canale ufficiale di Vinitaly -. Già essere insieme alle più importanti vinicole italiane è certamente un grande onore e un riconoscimento al nostro lavoro. Inoltre, l’evento organizzato da Veronafiere è molto utile per l’immagine e per gli incontri che si fanno”.

Per l’azienda di Campomarino (Campobasso), con 100 ettari in produzione sotto la conduzione appunto di Alessio Di Majo Norante, la filosofia produttiva si può riassumere con lo slogan “Vini nuovi da antichi vitigni”, che lo stesso proprietario spiega così: “Nella specie vegetale l’appartenenza al territorio è molto importante. Per questo abbiamo sempre privilegiato i vitigni autoctoni, figli di un territorio che ha un rapporto antico con la viticoltura, se pensiamo che già i Sanniti producevano vini 13 secoli prima di Cristo”.

Una delle Regioni più piccole d’Italia insieme alla Valle d’Aosta, il Molise è incastonata fra la Puglia, la Campania e l’Abruzzo e da secoli, appunto, è la culla della viticoltura grazie a vitigni autoctoni quali Tintilia, Aglianico, Falanghina, Greco del Molise.
“Il territorio si caratterizza per le grandi vallate che digradano verso il mare, con dolci pendii e una brezza costante – ricorda Di Majo Norante -. È un habitat molto favorevole per la vite”.
La chiacchierata sul canale ufficiale Instagram di Vinitaly è l’occasione per tratteggiare rapidamente i grandi vitigni del territorio, sublimati da una cantina storica come quella di Di Majo Norante.
“Il Tintilia, autoctono molisano, esprime un vino dal colore molto ricco, piacevole, dolce, di media struttura – riassume – l’Aglianico è uno dei più grandi vitigni del Sud. La Falanghina è addirittura un vitigno di origine sannita, che regala un vino ricco, molto profumato, con quel giusto grado di acidità che consente anche un leggero invecchiamento. Il Greco del Molise è citato anche dallo scrittore latino Columella (famoso per il trattato De re rustica, ndr), che già lo aveva diviso in quelli che possiamo oggi correttamente definire cinque cloni diversi. È un vino dal colore giallo intenso, dai profumi molto persistenti, in grado di accompagnare egregiamente numerosi piatti”.

Azienda interamente biologica fin dagli anni Settanta, il prodotto di punta è il Don Luigi, “ottenuto da un vecchio vigneto di Montepulciano, che oggi consta circa 4.500 viti, sulle quali – spiega Alessio Di Majo Norante - viene effettuato un diradamento piuttosto forte, fino a lasciare sei grappoli per ceppo. La raccolta delle uve è tardiva e dopo la fermentazione viene disposta una lunga macerazione a contatto con le bucce, prima di invecchiare per 24 mesi parte in barrique e parte in tonneau; successivamente il vino è affinato in bottiglia. È indubbiamente un vino molto ricco, colore intenso, fruttato, leggermente tannico, ha una grande struttura e il nome è un tributo a mio padre Luigi”.

Il Covid ha penalizzato l’azienda nelle vendite all’horeca, che era uno dei canali privilegiati del settore. “La chiusura di alberghi e ristoranti in tutto il mondo ha rappresentato un limite, solo parzialmente compensato dalle vendite online”, dice Di Majo Norante.

Per il futuro c’è fiducia. “Adda passà ‘a nuttata – dice il produttore molisano, pescando dalla grande saggezza edoardiana –. Non partecipare per noi a grandi eventi come Vinitaly è un grande handicap. Essendo noi una piccola cantina, è per noi un’occasione fondamentale incontrare i clienti, gli importatori, gli amici, i produttori. È triste non aver potuto partecipare alle edizioni 2020 e 2021 di Vinitaly, perché è molto più di una fiera, sono occasioni di incontro, di amicizia e di affari. È un momento difficile, ma si vede la luce”.