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27 novembre 2020

Vino, allarme rosso sui consumi fuori casa: -39% a fine anno, con il tracollo a dicembre 2020 (-87%)

La fine dell’anno, storicamente, vale più o meno un terzo del fatturato delle cantine italiane. E, per dicembre 2020, in Pandemia, le previsioni sono le peggiori possibili, con i consumi fuori casa stimati a -87% per il vino, e -93% per i liquori. Con un mese che, solitamente “salvifico”, è destinato ad aggravare una situazione già difficile, che vedrà una perdita a fine anno del -39% nei consumi fuori casa per il vino, e del -43% per liquori e affini. Perdita che, va sottolineato, è in un canale vitale per la maggior parte dei produttori italiani, ed in particolar mondo per i medio piccoli, e che concentra una grande fetta del consumi dei vini di maggior qualità e maggior valore aggiunto. È il quadro, nerissimo, che emerge dallo studio che Federvini ha affidato a TradeLab, secondo il quale “l’ultimo semi-lockdown ha dato il colpo di mannaia finale ad un settore, quello dei vini e delle bevande spiritose, fiore all’occhiello del food “made in Italy”, che hanno quasi dimezzato il proprio valore nel fuori casa, che costituisce il principale sbocco”.

Se nel 2019 il valore complessivo nel consumo fuori casa per il settore vini è stato di oltre 2,3 miliardi, quest’anno la contrazione ha portato ad una cifra pari a 1,4 miliardi, ossia quasi -40%. Ancora peggio per gli spiriti: il valore pari a 960 milioni del 2019 si è attestato nel 2020 a poco oltre 540 milioni (-43%).
“Questi dati fanno comprendere che due dei settori a più alto valore aggiunto del “made in Italy” sono in ginocchio - ha dichiarato Sandro Boscaini, presidente Federvini - ci sono in gioco due interi settori produttivi che necessitano di essere rilanciati con politiche serie e di ampio respiro, partendo da una decisa sburocratizzazione amministrativa per poi pensare ad una sorta di “Piano Marshall” che preveda investimenti strutturali massicci per la digitalizzazione e la promozione. Non è il momento di personalismi. Dobbiamo fare squadra, aziende e decisori politici, per salvare un intero comparto”, ha concluso Boscaini.

La situazione, sottolinea lo studio, si manifesta in tutta la sua drammaticità se consideriamo gli ultimi due mesi 2020: a novembre, i vini chiuderanno, con un -84%; a dicembre 2020, addirittura con un -87%; per gli spiriti parliamo addirittura di un -91% e di un -93%. “Il vino, legato tradizionalmente alla convivialità e all’accompagnamento al buon cibo, sta risentendo enormemente delle chiusure serali dei ristoranti ed in generale delle restrizioni poste in essere sulla socialità e sugli spostamenti. I dati parlano da soli e le proiezioni di fine anno sono molto preoccupanti, in vista soprattutto di un momento particolarmente importante come le festività natalizie che rappresentano l’occasione di consumo per eccellenza” sottolinea Piero Mastroberardino, alla guida della cantina Mastroberardino e presidente del Gruppo Vini di Federvini.

“Senza dubbio vi saranno casi di aziende più o meno penalizzate da questo quadro, in ragione delle differenti formule di business, ma, nel complesso, per il settore del vino, proiettare una caduta pari al -40% significa registrare l’imminenza di una voragine che impone una più seria e consistente strategia di reazione - sottolinea Mastroberardino - focalizzata su due principali traiettorie: interventi, a breve termine, in grado di sostenere le imprese nella contingenza più esplosiva della crisi e misure strutturali di medio-lungo termine atte a gettare le basi per il rilancio e il recupero di competitività della filiera. Un maggiore ascolto da parte delle Istituzioni è condizione essenziale per la tenuta di un comparto profondamente ramificato nella comunità nazionale, e nell’intero territorio del Paese”.
Differenze significative sussistono tra regione e regione: per i vini, si va da un -42% annuo per la Lombardia ad un -34% del Molise; per gli spiriti risulta essere ancora la Lombardia la più penalizzata con -48% per chiudere con la Puglia che si assesta ad un -38%.

“E’ indubbiamente uno scenario gravissimo che colpisce duramente anche il settore degli aperitivi e degli spiriti della tradizione italiana. Prodotti che sono consumati prevalentemente nel fuori casa, canale per ovvi motivi, a regime ridotto”, dichiara Marco Ferrari, Ceo di Gruppo Montenegro. “L’impatto stimato da Tradelab, ovvero una flessione del valore pari al - 43%, comporta un danno sistemico, senza precedenti. Il nostro settore e le Aziende che lo rappresentano sono orgogliosi del ruolo di creazione di valore economico e finanziario che ricoprono nei territori e nelle filiere collegate. Affinché siano in grado di mantenere vivo tale ruolo, occorre intervenire con urgenza e concretezza riducendo in modo significativo le accise ed eliminando inutili oneri amministrativi, tra i quali, il contrassegno fiscale”.

Ma è tutto il mondo del fuori casa - il cosiddetto horeca (hotel, bar, ristoranti) - ad essere in una crisi profonda e dalla quale è difficile essere ottimisti. Anche su questo fronte i numeri di Trade Lab sono esemplificativi: rispetto al 2019, il cosiddetto “Away From Home” è letteralmente crollato di oltre il 40%, passando da 85 a 50 miliardi nel 2020.