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22 novembre 2020

Prosecco, un caso di successo. Il cui futuro passa dal racconto sinergico delle sue diverse identità

Quello dei Prosecco è un successo impetuoso, tutto sommato “giovane”, e da gestire in sinergia, comunicando, cosa non banale, le diverse identità della Doc Prosecco e delle due Docg Conegliano Valdobbiadene, dove è la storia del Prosecco, ed Asolo: è questo, in estrema sintesi, il messaggio per il futuro emerso dal Congresso degli Enologi Italiani (Assoenologi), “ospite” di Wine2wine, nel focus dedicato al Sistema Prosecco.
“Dopo 74 congressi in presenza siamo costretti dalla pandemia per il 75° a vederci in video. Sono sicuro che sconfiggeremo - ha esordito il presidente Riccardo Cotarella - questo acerrimo nemico e avremo un rimbalzo di convivialità in cui insieme consumeremo vino. Tuttavia questa prova potrebbe rappresentare una nuova formula per i Congressi Assoenologi e potrebbe consentirci di prendere in esame la maggior parte dei territori italiani come oggi abbiamo fatto con i Prosecco”. D’altra parte Assoenologi non poteva che partire da quello che è un vero e proprio “fenomeno” italiano ripercorrendo le tappe storiche per arrivare a un futuro che va governato per mantenersi sulla cresta dell’onda evitando di creare competizioni “interne” tra le tre denominazioni, trovando unità nella diversità.
“Nel 2009, approfittando di un varco nelle maglie delle leggi europee - ha ricordato Luca Zaia, allora Ministro dell’Agricoltura ed oggi Governatore del Veneto - riuscimmo con un’operazione per nulla semplice a vincolare il nome Prosecco al territorio, estendendo il territorio di produzione (al Veneto e al Friuli Venezia Giulia, grazie ad un paesino vicino Trieste di nome Prosecco, ndr) chiamando la varietà con il sinonimo Glera, in modo che nessun altro a livello italiano ed europeo potesse utilizzare questo nome. Allora si producevano 57 milioni di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Doc e 160 milioni di prosecco Igt, mentre oggi siamo a 600 milioni in totale. E sarebbe stato necessario successivamente lavorare a livello di Wto per fare accordi e difenderlo a livello internazionale. Voglio oggi sottolineare, anche guardando al futuro, che il risultato è stato ottenuto principalmente per volontà politica e questo deve far riflettere territori e produttori che spesso hanno paura del cambiamento”.
“Un futuro che deve avere come perno la sostenibilità - ha sottolineato Massimiliano Fedriga, Governatore del Friuli Venezia Giulia - che è già una realtà per la parte economica, visto che il valore al litro del Prosecco va da 1,65 a 1,75 euro, un euro in più rispetto a quanto pagato per il Pinot grigio Delle Venezie. La sfida ora si gioca sulla sostenibilità ambientale per la tutela del territorio per tenere alto il valore delle produzioni. Insieme all’innalzamento della qualità, che stiamo perseguendo finanziando impianti di spumantizzazione in loco, è un fattore decisivo, su cui agire anticipando le linee tracciate dall’Europa, e importante anche in termini di marketing”.
A questo punto, è necessario governare questo successo fondato su una massa critica di prodotto inconsueta per l’Italia, trovando la quadra per una valorizzazione condivisa da tutto l’universo Prosecco. “Vedo un futuro roseo per le tre tipologie di Prosecco - ha detto, a questo proposito, Franco Adami, già presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg che, a capo di un’azienda simbolo del territorio, la Adami, che esporta il 60% della produzione in 29 Paesi, rappresenta un esempio di come il Prosecco si sia fatto largo nel mondo - l’importante è che noi produttori riusciamo a fare sinergia tra di noi ricordando da dove siamo partiti per capire dove possiamo arrivare. La storia insegna quali errori si sono fatti, quali opportunità si sono perse e dà idee per il futuro. Nel 2009 la politica è intervenuta per risolvere il problema di una identità non più riconoscibile e non è detto che questo non si possa più ripetere. Chi produceva Prosecco sulle colline di Conegliano Valdobbiadene non poteva immaginare il successo che c’è stato, così come quando la viticoltura si è spostata in pianura trevigiana e in altre province nessuno poteva immaginare che ci fosse un problema di identità legato al nome Prosecco, associato allo spumante in generale e non alle zone di produzione. La volontà di risolvere questo problema ha portato alla difficile rivoluzione del 2009. Oggi dobbiamo riappropriarci delle identità delle tre denominazioni, riuscire a trasmetterne peculiarità e soprattutto a fare squadra nella gestione di questo fenomeno che dà soddisfazione a tutti, mantenendo un dialogo aperto e molto forte”.
“Abbiamo problemi di identità territoriale, non tanto per i Consorzi, quanto per i singoli produttori - ha spiegato Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc - quasi sempre quando si parla di Prosecco si generalizza senza declinarlo nelle tre realtà. Il fenomeno Prosecco a livello internazionale è legato ai numeri del Prosecco Doc, che, con 24.450 ettari, superfici medie aziendali di 2,1 ettari e 11.460 produttori, ha prodotto 480 milioni di bottiglie nel 2019. Dal punto di vista dell’identità le due Docg sono l’emblema del territorio e sono convinto che per avere una vera sinergia dobbiamo lavorare insieme per la promozione oltre che per la tutela come stiamo già facendo. Con una unità di intenti potremmo essere ancora più forti di quanto siamo già e superare questa difficoltà in modo intelligente esaltando le differenze dei territori per essere più incisivi nella comunicazione. Siamo la denominazione più giovane e in dieci anni dal 2009 all’anno scorso siamo passati da 150 a 500 milioni di bottiglie. L’orgoglio è quello di aver raddoppiato il reddito dei produttori e ora dobbiamo dare la giusta valorizzazione al prodotto finale. I risultati raggiunti sono frutto di programmazione e condivisione con tutta la filiera nel prendere decisioni importanti, come il blocco degli impianti già nel 2011, per mantenere in equilibrio domanda e offerta, e l’applicazione delle fascette per primi in Italia. Un esercizio fatto di passi indietro e di lato che potrebbe essere utile alle nostre tre denominazioni per rappresentarci a livello internazionale”.
“Il nostro obiettivo - ha detto Innocente Nardi, presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg - è quello di diventare un prodotto iconico, culturale. Il riconoscimento Unesco, l’eliminazione del glifosate sul nostro territorio, l’area più ampia a livello europeo, hanno questa logica. Oggi il consumatore deve sapere che a fronte di cento bottiglie di Prosecco vendute nel mondo, 82 sono di Prosecco Doc, 16 di Conegliano Valdobbiadene e 2 di Asolo. Il nostro futuro sta nel dare valore alla nostra produzione: questi 600 milioni di bottiglie chiamate genericamente Prosecco devono essere messe sul mercato secondo una logica di segmentazione del posizionamento per garantire il livelllo qualitativo e raccontare le specificità dei singoli territori. La logica della sinergia è già in atto perché Sistema Prosecco, società consortile dei tre Consorzi, tutela il nome Prosecco in Italia e nel mondo. Peraltro come Conegliano Valdobbiadene abbiamo una collaborazione con la facoltà di viticoltura ed enologia dell’Università di Padova, in particolare con il professor Vasco Boatto, che ci aiuta a definire strategie su base scientifica a partire da dati certi per garantire il futuro dei nostri produttori”.
“Il Prosecco è un caso unico nel mondo e credo che il compito dei tre Consorzi sia quello di articolare le singole sfaccettature - ha concordato Ugo Zamperoni, presidente del Consorzio Asolo Prosecco Superiore Docg - noi, con i 17 milioni di bottiglie prodotti l’anno scorso, siamo i più piccoli e ci poniamo in un’ottica di leale convivenza con le altre due entità. Crediamo molto in una promozione in sinergia e stiamo per parte nostra cercando con l’ultima campagna di comunicazione, semplice ed efficace, di spiegare ai consumatori come il Prosecco si articola anche nel nostro territorio. Il nostro successo nell’esportazione si basa sull’attenzione alla qualità: giochiamo la nostra partita, ma siamo propositivi nel far le cose insieme perché convinti si debba sfruttare e valorizzare la notorietà del Prosecco continuando con l’educazione e la fidelizzazione dei consumatori perché dietro ci sono grandi valori e fatica dei nostri produttori”.
La sfida, insomma, è conciliare le Docg, caratterizzate da territori collinari e profilo produttivo storico, con la dinamica e più giovane Doc, così reattiva da anticipare con vini affiancati a quelli a denominazione le richieste del mercato. Questo è accaduto con gli spumanti rosati - peraltro prima del 2009 previsti dal disciplinare del Prosecco Igt - che molte aziende hanno cominciato a produrre negli anni scorsi con maggiore convinzione. Una sperimentazione condotta dal Consorzio ha messo a punto un protocollo che esalta la qualità e l’equilibrio organolettico tra Glera (85-90%) e Pinot nero (10-15%), che poi hanno portato alla modifica del disciplinare ed il Prosecco Rosé Doc, arrivato sul mercato in queste settimane.