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19 aprile 2021

La tradizione enoica dell’Isola d’Elba rivive grazie ad un progetto che lega scuola e aziende

Il legame tra scuole, istituzioni ed aziende, nel mondo del vino, si fa sempre più virtuoso e solido, grazie a progetti di collaborazione che guardano alle tradizioni ma che vogliono, allo stesso tempo, essere un trampolino di lancio verso il domani per tutti quei futuri professionisti del settore che, insieme alla teoria, possono iniziare, sin da adesso, ad imparare la pratica nel loro percorso scolastico. All’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “R. Foresi” Portoferraio, primo comune per popolazione dell’Isola d’Elba, è stata allestita la prima vigna didattica che verrà coltivata ad alberello. Un omaggio alla secolare storia vitivinicola elbana, non a caso il vitigno scelto è l’Ansonica, tra i più antichi. Sono state messe a dimora 115 barbatelle rispettando la classica distanza di un metro per un metro per creare la base del futuro impianto a capannello.

La cura della vigna sarà rigorosamente in regime biologico con l’idea, voluta dal dirigente scolastico Enzo Giorgio Fazio, che è stata progettata e realizzata da Antonio Arrighi, a capo dell’azienda agricola a Porto Azzurro e da Stefano Dini, agronomo del Gruppo Matura, con il contributo della Coldiretti Elba. Dopo la nascita del Lambrusco della biodiversità che salva i vigneti dall’estinzione, progetto che vede in prima linea Cantina di Arceto (Emilia Wine) in collaborazione con l’Istituto “A. Zanelli” di Reggio Emilia, lo stesso dove studiano quattro ragazzi di 16 anni, Luca Aravecchia, Paolo Canelli, Alessandro Parenti e Simone Santini, che hanno deciso di recuperare una vigna abbandonata di 6.000 metri quadrati nel Podere “La Riserva”, a Casalgrande Alto, ottenendo dal Comune una concessione di tre anni dei terreni per produrre vino, miele e frutta, ecco dunque che una nuova interessante iniziativa che lega vino, scuola, impresa ed istituzioni, questa volta in arrivo dalla Toscana, riesce a far parlare di sé.

In questo caso, un “tuffo nel passato”, un passato che però merita però di tornare protagonista nel presente e nel futuro. L’Isola d’Elba, infatti, fino alla metà dell’Ottocento era composta da 5.000 ettari vitati, perlopiù vigneti ad alberello, che ricoprivano le colline elbane fino quasi al mare. Il vino dell’Elba era amato e ben conosciuto, fino all’arrivo della fillossera, un acaro importato dall’America, che ha distrutto la maggior parte delle vigne e delle produzioni locali.

Ad oggi, la superficie vitata conta 300 ettari, con 14 aziende che fanno parte del Consorzio di tutela Elba Doc ed una produzione di 800.000 bottiglie l’anno.“I ragazzi - ha detto il produttore Antonio Arrighi (già protagonista del progetto Nesos, come le uve macerate in mare come facevano gli antichi greci, insieme al professor Attilio Scienza dell’Università di Milano e con Angela Zinnai e Francesca Venturi dell’Università di Pisa) - sono il futuro dell’isola e speriamo che si possano appassionare a questa antica e importante tradizione enologica che ha le sue radici prima dell’epoca romana e, nonostante le sfide nei secoli, resiste e rappresenta l’Elba nel mondo”.