Wine News23 gennaio 2017

E' tutta francese la "top 10" dei vini più contraffatti del mondo: da Petrus a DCR, e da Yquem a Cheval Blanc, il fenomeno è in crescita, e, secondo la "Sherlock Holmes del vino" Maureen Downey, il 20% di tutto il vino globale è "taroccato"

Château Petrus, Domaine de la Romanée-Conti, Château Lafite Rothschild, Château Mouton Rothschild, Château d'Yquem, Château Lafleur, Domaine Comtes George de Vogüé, Domaine Henri Jayer, Château Haut Brion e Château Cheval Blanc. Ecco, secondo la specialista "enoico-forense" Maureen Downey, la top 10 delle etichette più contraffatte del mondo. Una lista, comprensibilmente, tutta francese, ma che è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che, secondo la stessa Downey, è letteralmente endemico al mondo del vino e a tutti i livelli: secondo quella che è conosciuta come la "Sherlock Holmes del vino", come riportato da "Forbes" (www.forbes.com), "almeno il 20% di tutto il vino del mondo è contraffatto in qualche modo, e se si considerano tutti i tipi di contraffazione, dallo sfuso le cui varietà di produzione vengono denominate male in etichetta fino al Lafite, la cifra è probabilmente bassa".
Un panorama effettivamente desolante, e che viene da una fonte indiscutibile sul tema: Downey ha non solo rappresentato uno dei testimoni chiave del processo che ha letteralmente "sollevato il coperchio" sul mondo delle contraffazioni di vini di lusso, quello a Rudy "Dr. Conti" Kurniawan, ma è tutt'ora una delle consulenti più autorevoli nel mondo delle case d'aste e del collezionismo enoico. E, nonostante il fatto che i casi di contraffazione si siano moltiplicati nel corso degli ultimi anni, Downey ha rincarato la dose: "i casi di contraffazione", ha affermato a colloquio con la wine writer Jeannie Cho Lee, "sono in aumento, e non in diminuzione, a livello globale, e anche il crimine organizzato è entrato nel settore. Le bottiglie contraffatte non vengono tolte dal mercato, ma vengono spesso rivendute da venditori che le fanno passare di mane, in certi casi anche sapendo che si tratta di falsi. L'ho visto succedere in molte occasioni". Parole indubbiamente pesanti, e che assumono un'importanza ancora maggiore se si considera che la maggiore preoccupazione dell'esperta è l'Estremo Oriente, dove la contraffazione "è un problema molto più diffuso e rilevante che nel resto del mondo. Sfortunatamente i compratori nei mercati emergenti non sono esperti in tema di cosa fare per tutelarsi in tema di autenticazione del vino, e di conseguenza quei mercati sono un bersaglio primario per chi crea falsi e per chi li commercia. Si stima che all'incirca metà di tutti i vini di lusso in Cina siano contraffatti".
Inoltre, ha aggiunto Downey, la situazione non è migliorata nemmeno dopo i numerosi casi eclatanti che hanno popolato le cronache di settore negli ultimi quindici anni: "I vini contraffatti da Kurniawan valgono almeno 50 milioni di dollari nel mercato attuale, e anche se non c'è modo di dire con esattezza quante di quelle bottiglie sono arrivate in Asia, se si guarda al numero di aste tenute da Acker Merral & Condit a Hong Kong, direi sicuramente più della metà". Un "j'accuse" in piena regola, quello di Downey, dato che secondo l'esperta non solo il ceo della casa d'aste, Jonh Kapon, ha finanziato le compravendite di Kurniawan, ma "Kurniawan ha avuto un ruolo fondamentale nel creare la figura professionale di Kapon, e anche nel creare la presenza di Acker Merrall & Condit come player mondiale". Infine, la preoccupazione maggiore ora è rappresentata dai falsi di Borgogna: "Stiamo assistendo, ora come ora, a un numero di bottiglie contraffatte dall'Europa, e in quantità senza precedenti. Sono annate recenti, prodotte da nuove fonti e vendute da case d'aste sospette. Vengono dal Belgio, dalla Francia e dalla Svizzera", ha concluso l'esperta.