Wine News14 luglio 2017

E se invece della classificazione di Bordeaux, del 1855, ne esistesse una capace di creare una gerarchia di respiro mondiale? In cima ci sarebbe Romenée Conti, ma tra i Premiers Crus immaginati dal Liv-Ex spicca un italiano: Masseto

Se c'è una cosa immutabile, nel mondo del vino, è la mitica classificazione di Bordeaux, decisa nel lontano 1855 dall'Imperatore Napoleone III, che ha creato una gerarchia non ancora superata, nonostante gli enormi cambiamenti vissuti, in oltre un secolo e mezzo, da Bordeaux come da tanti altri territori del vino in giro per il mondo. Al vertice, così, ci sono ancora gli Châteaux scelti, per reputazione e prezzo, dai commercianti dell'epoca, tutti dalla sottozona di Medoc, con la sola eccezione di Château Haut-Brion (Graves), uno dei cinque Premiers Crus insieme a Lafite, Latour, Margaux e Mouton, cui si aggiunge, tra i bianchi, il solo Château d'Yquem.
Ma se non esistesse alcuna classificazione, e dovessimo crearne una tutta nuova, di sana pianta, ma non della sola Bordeaux, bensì dei fine wines prodotti in tutto il mondo, come sarebbe? Domanda difficile, ma non troppo, a cui ha provato a dare risposta il Liv-ex, affidandosi, essenzialmente, allo stesso criterio di allora: il prezzo, o meglio la quotazione registrata sul mercato secondario dal benchmark stesso. E allora, i Premiers Crus diventano 31 (tutti quelli che spuntano una quotazione superiore alle 2.500 sterline per cassa da 12 bottglie), non così tanti visto la portata del vigneto mondiale odierno, ed in testa non c'è più Bordeaux, ma la Borgogna di Romanée Conti, sia in prima posizione che in seconda, con il La Tâche, davanti al californiano Screaming Eagle, mentre i primi bordolesi sono Petrus e Pin, ma non mancano gli altri storici Premiers Crus di Bordeaux, al fianco di un italiano, Masseto, uno spagnolo, Pingus, due australiani, Henschke e Penfolds, uno Champagne, Louis Roederer ed un vino del Rodano, Beaucastel.
Proprio come quella del 1855, la classificazione immaginata dal Liv-ex comprende, oltre ai Premiers Crus, tutti gli altri, fino ai Cinquièmes Crus. Così, tra i Deuuxièmes Crus del mondo (tra le 700 e le 2.500 sterline a cassa), c'è più di un italiano: il Sorì San Lorenzo di Gaja, il Solaia, il Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, il Sassicaia, l'Ornellaia, il Barolo Monprivato di Giuseppe Mascarello. Si deve scendere ai Troisième Crus, invece, per trovare il Tignanello, il Flaccianello di Fontodi ed il Galatrona di Petrolo, mentre tra i Quatrièmes ed i Cinquièmes Crus non c'è altro che Bordeaux (con pochissime eccezioni, da Rodano, Borgogna e Cile).
Info: www.insights.liv-ex.com