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FRIULI VENEZIA GIULIA, TERRA DI GRANDI VINI BIANCHI



Dai vigneti abbarbicati alle pendici delle montagne a quelli creati con infinita fatica e amore tra le pietraie del Carso, dai superbi vigneti di collina a quelli della pianura con i filari che arrivano sin quasi in riva al mare.
Un territorio di 20 mila ettari, sui quali 24 mila persone si dedicano alla vite e al vino, un territorio nel quale 1700 aziende producono ogni anno 100 milioni di bottiglie di splendidi vini.
Otto sono le zone a denominazione d'origine controllata (Colli Orientali del Friuli, Collio, Carso, Friuli Grave, Friuli Aquileia, Friuli Annia, Friuli Latisana, Friuli Grave e Isonzo) alle quali si è aggiunto, nel 2001, il Consorzio di tutela del Ramandolo; nove realtà che dal novembre 2002 si sono aggregate nella FederDoc FVG.
E' questo, in sintesi estrema di concetti e di numeri, il "Vigneto Friuli", felice sintesi di quello che è, con definizione più completa, il territorio vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Un territorio conosciuto e aprezzato a livello internazionale come "terra di grandi vini bianchi".
I vini prodotti da uve a bacca bianca rappresentano il 60 per cento della produzione regionale; ma tra essi vi sono vere, irrepetibili eccellenze a livello mondiale; gioielli che con felice intuizione il piemontese e "rossista" Carlo Petrini, "guru" di Slow Food, ribattezzò "Superwhites".
Un termine che mette si adatta, senza parzialità, ai vini prodotti da vitigni autoctoni (Tocai Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Verduzzo Friulano e, nella DOC Carso, la mitica Vitovska) e a quelli ottenuti da vitigni internazionali: i Pinot, gli Chardonnay ed i Sauvignon che nobili famiglie d'origine francese iniziarono a piantare alla fine dell'Ottocento, e che si sono adattati mirabilmente al nuovo "terroir".
L'enfasi sui "superbianchi" non deve però far passare in secondo piano i vini rossi, anche qui cominciando dagli autoctoni: Refosco, Schioppettino, Pignolo (e, in misura minore perchè di produzione limitata, Tazzelenghe e Terrano) sono nomi che stanno divenendo familiari agli appassionati del buon bere. Senza nulla togliere ai Merlot e Cabernet, anch'essi presenti da oltre un secolo nel repertorio ampelografico regionale.
Dulcis in fundo, Ramandolo e Picolit: gli unici in regione (per ora) ad aver conseguito la DOCG. Due nomi che evocano prestigio e rarità, due vini da dessert (o, se si preferisce, da meditazione) ottenuti da vitigni autoctoni: il Picolit, appunto, ed il Verduzzo friulano dal quale si ottiene il Ramandolo.